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Fnsi contro gli arresti dei giornalisti in Turchia: “Solidarietà a Cumhuriyet”

ROMA – Il governo della Turchia continua a perseguitare i giornalisti e stavolta nel mirino di Recep Tayyip Erdofan è finito il quotidiano d’opposizione Cumhuriyet. Sono 16 i mandati di arresto che il governo ha emesso nei confronti dei giornalisti della redazione, tra cui l’attuale direttore Murat Sabuncu, già finito in manette, e l’ex Can Dundar, fuggito all’estero nei mesi scorsi.

Contro questa repressione si scaglia la Federazione Nazionale Stampa Italiana, Fnsi, che ha sottolineato l’importanza di tenere alta l’attenzione sul trattamento riservato ai media. Dopo il fallito golpe del 15 luglio, 168 media ostili al presidente Erdogan sono stati chiusi con decreti dello stato d’emergenza. Nel frattempo, un mandato d’arresto è stato emesso anche per Kadri Gursel, editorialista di Cumhuriyet e tra i più noti giornalisti turchi, membro del consiglio dell’International Press Institute (Ipi).

Una persecuzione che trova la condanna della Fnsi, con il segretario generale Raffaele Lorusso e il presidente Giuseppe Giulietti che in una nota dichiarano:

“I nuovi arresti di giornalisti del quotidiano d’opposizione Cumhuriyet confermano che bisogna tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo in Turchia ormai da anni e, soprattutto, all’indomani del fallito colpo di Stato del 15 luglio scorso, con migliaia di giornalisti, docenti universitari, scrittori, magistrati, impiegati pubblici finiti in prigione con l’accusa di avere legami con i golpisti di Fetullah Gulen e con i separatisti curdi”.

E aggiungono:

“La Federazione nazionale della stampa italiana ha già portato il caso all’attenzione delle Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti e nelle scorse settimane a Roma, Milano e in altre città d’Europa si sono tenute manifestazioni di protesta contro la repressione in atto in Turchia ai danni della libera informazione e della libertà di espressione. Ma è evidente che questo non basta. Serve che le istituzioni dell’Unione europea e i governi nazionali intervengano con decisione per porre fine ad una situazione di palese violazione dei diritti umani e civili. Un Paese che si professa democratico non può imporre il bavaglio all’informazione, cuore di ogni sistema politico che abbia al centro i cittadini”.


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