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Francisco Franco finanziava MSI e Internazionale Nera. Le prove

ROMA – Francisco Franco finanziava MSI e Internazionale Nera. Le prove. Sin dagli anni ’50, in continuità con la relazione speciale cominciata alla fine della guerra civile spagnola, il regime del caudillo Francisco Franco finanziò il Movimento Sociale Italiano e contribuì al sostegno della galassia neo-fascista della galassia dell’Internazionale nera che comprende anche i gruppi eversivi italiani come Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale. Le prove dei finanziamenti sono oggi raccolte e documentate in un libro in uscita la prossima settimana, “Il fascismo trasnazionale nel XX secolo” (Bloomsbury editore, in inglese) di due storici, lo spagnolo Pablo del Hierro (università di Maastricht) e l’italiano Matteo Albanese (università di Lisbona).

Francesco Olivo su La Stampa ne anticipa in contenuti. Citando per esempio questa lettera datata 28 maggio 1951 del ministero degli Esteri di Madrid indirizzata all’ambasciatore spagnola a Roma José Antonio Sangróniz: “Effettuato pagamento a favore di Vostra Eccellenza di 2.738.000 lire, che corrispondono agli aiuti menzionati nel suo viaggio. Deve chiamare con urgenza il signor Anfuso, affinché disponga del necessario con la dovuta cautela”.

Filippo Anfuso, il referente italiano, era l’ex ambasciatore della Repubblica Sociale a Berlino, che dopo due anni di carcere in Italia alla fine della guerra riparò in Spagna prima di diventare deputato del Movimento Sociale Italiano. I legami storici erano quindi consolidati, ma la successiva generosità di Franco (notoriamente tirchio) si spiega con un calcolo politico teso a creare le condizioni per rompere l’isolamento della Spagna in un contesto europeo che ha appena messo al bando eredi e alleati di Hitler e Mussolini.

Arturo Michelini, Franz Turchi, Ezio Maria Gray e altri personaggi di spicco del Movimento Sociale viaggiavano spesso (specie quando si votava in Italia) sulla direttrice Roma-Madrid, portando a casa i soldi sfruttando la corsia preferenziale e discreta delle valige diplomatiche. Non solo, “parlavano direttamente con Franco, cosa rarissima”, puntualizzano gli storici. Perché il generalissimo perseguiva il progetto di spostare a destra l’asse governativo italiano incarnato dalla Dc.

In effetti non erano i falangisti della guerra civile (una minoranza), come si poteva supporre, gli artefici del piano, bensì i conservatori di stampo clericale (maggioranza), interessati a condizionare la politica italiani senza però pestare i piedi ai dirigenti democristiani. In effetti fino al governo Tambroni (che includeva i neo-fascisti) nel 1960 quella fu la strategia: successivamente i finanziamenti sarebbero serviti piuttosto ad alimentare campagne di opinione. Le prove dei finanziamenti documentabili arrivano alla fine del decennio, anche se è presumibile che siano continuati fino alla morte del dittatore nel 1975.