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Scoperta la Pompei dell’età del Bronzo, tesori dal Medio Oriente

LONDRA – E’ la Pompei dell’Età del Bronzo, un centro di commercio internazionale? A 10 mesi dagli scavi nella contea del Cambridgeshire, in Inghilterra orientale, i reperti rivelano anche dei tesori provenienti dal Medio-Oriente. Tessuti, anelli, ciotole, armi che risalgono a 3.000 anni fa e che parlano della vita che si svolgeva nella ricca e vivace comunità risalente all’Età del Bronzo, in quella zona ormai conosciuta come la “Pompei della palude” – Fenland – visto oltretutto che un denso strato di fango ha mantenuto intatto l’insediamento.

La comunità, 800-1.000 fa, fu distrutta da un incendio e affondò nell’acqua e nel fango ma dopo uno scavo durato 10 mesi, sono stati riportati alla luce i fenomenali dettagli su come era la vita nell’Età del Bronzo in Gran Bretagna, circa 3.000 anni. Tutto, proprio come Pompei, è rimasto intatto: si può osservare la vita quotidiana, come sono state costruite le case, cosa mangiavano e come si vestivano gli abitanti. Ma i risultati, fanno pensare che la comunità avesse parecchie merci internazionali, europee e del Medio Oriente.

Gli archeologi hanno rinvenuto almeno cinque antiche case di legno circolari (rondhouse) che erano state costruite sulle palafitte, nelle paludi dell’East Anglia. Conosciuto come la Pompei delle Paludi, il sito Cambridgeshire è l’insediamento dell’età del bronzo, meglio conservato e mai scavato prima d’ora in Gran Bretagna, presenta lo schema di una comunità che fiorì al di sotto della più ampia zona umida britannica, e si crede sia stato distrutto da un grande incendio che ha causato il crollo delle abitazioni in un fiume. in questa tragedia alla Pompei, dove gli abitanti probabilmente furono costretti a scappare, il fiume ha comunque svolto un ruolo benefico, conservando molti reperti che altrimenti a causa dell’incendio, sarebbero andati distrutti e che forniscono un preciso quadro di vita. Le prove, fanno pensare che al momento dell’incendio, le strutture di rovere pur essendo perfettamente attrezzate come abitazioni, fossero ancora nuove.

Ne sono state trovate almeno cinque e tutte sono a stretto contatto l’una con l’altra, il che fa pensare a una piccola comunità di persone. Ogni casa è strutturata nello stesso modo: una zona per la conservazione della carne e un’altra area per cucinare o preparare cibi. Le case circolari in legno, costruite su palafitte sopra un fiume, avevano un tetto conico e lunghe travi di legno ricoperte di erba, argilla e paglia mentre i pavimenti e le pareti erano in vimini. All’interno è stata trovata una vasta gamma di oggetti per la casa, tra cui set completi di pentole – alcuni con del cibo ancora dentro e ciò fa pensare alla fuga improvvisa – secchi di legno, piatti, tessuti decorativi, pinzette e pesi da telaio.

Il ritrovamento di perline decorative in vetro e ambra provenienti dal bacino Mediterraneo e dal Medio Oriente, riporta al fatto che la popolazione avesse un commercio internazionale. Molti degli oggetti, praticamente nuovi, suggeriscono che siano stati utilizzati per breve tempo prima che l’insediamento fosse inghiottito dall’incendio. In precedenza, era noto che i tessuti erano comuni nell’Età del Bronzo, ma ritrovarli intatti oggi, è molto raro. Nel sito, invece, sono stati rinvenuti gomitoli di filo, fasci di fibre vegetali, nonché pesi da telaio utilizzati per tessere. I risultati dello scavo, offrono anche indizi su come si alimentavano le persone nell’Età del Bronzo: in alcune discariche fuori dalle case, sono stati trovati resti di animali selvatici, cinghiale, cervo e pesci d’acqua dolce come il luccio. Inoltre, all’interno delle case, sono stati rivenuti i resti di agnelli e vitelli, il che fa pensare che seguissero una dieta alimentare mista.

Piante e cereali, sono stati anch’essi parte importante nella dieta di quel periodo preistorico e resti ben conservati, compresa una pappa tipo polenta, sono stati ritrovati ancora dentro le ciotole. Parlando dei risultati, David Gibson, responsabile archeologico presso la Cambridge Archaelogical Unit della Cambridge University, ha dichiarato:”L’eccezionale sito di Must Farm, consente di entrare in uno spaccato della vita quotidiana nell’Età del Bronzo, attraverso le case, gli abiti, i mobili, l’alimentazione e gli oggetti”. Lo scavo è concluso e presto i reperti archeologici potrebbero essere aperti al pubblico.


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