Cronaca Europa

Germania, prete accusa: “Traduttori musulmani mistificano parole dei migranti convertiti”

Germania, prete accusa: "Traduttori musulmani mistificano parole dei migranti convertiti"

Germania, prete accusa: “Traduttori musulmani mistificano parole dei migranti convertiti”

BERLINO – Il reverendo tedesco Gottfried Martens lancia un’accusa nei confronti di alcuni traduttori musulmani che, afferma, “stravolgono volutamente le parole di migranti afghani e iraniani convertiti al cristianesimo, dopo il loro arrivo in Germania, nel tentativo di inficiare le richieste di asilo”.

Il reverendo Gottfried Martens, pastore della chiesa della Trinità di Berlino, dice che la conversione al cristianesimo aumenta notevolmente le probabilità di veder accolta la richiesta di asilo, dal momento che permette di chiedere sostegno nel caso i migranti fossero rimandati a casa in un Paese musulmano, dove si troverebbero di fronte a una persecuzione.

Tuttavia, se nel corso dell’audizione le parole del migrante sono tradotte erroneamente, questo può rendere la sua affermazione falsa, il che significa rigetto della richiesta ed espulsione. 

Martens, che negli ultimi dieci anni ha battezzato un numero senza precedenti di immigrati, afferma di temere la probabilità che le richieste d’asilo delle sue congregazioni, “ora vengano osteggiate”.
“I traduttori, quasi esclusivamente musulmani, traducono volutamente in modo erroneo ciò che dicono i migranti”, ha scritto Martens a Natale, in una lettera ai suoi sostenitori.

Nella lettera ha spiegato come la decisione finale sulle domande d’asilo “spetti a un professionista che lavora in un ufficio, in un’altra zona della Germania”.

Martens spiega che la persona che decide “non ha mai visto il richiedente asilo”, ma prende la decisione sulla base delle “dichiarazioni rispetto alla fede cristiana, che vengono spesso distorte gravemente” dai traduttori.

Martens ha criticato anche i recenti cambiamenti del Ministero federale per l’immigrazione e i rifugiati, che secondo lui hanno colpito gli immigrati della sua congregazione, molti dei quali hanno aspettato anche tre anni prima di avere la prima audizione per la richiesta d’asilo.

“Il Ministero federale, in questo momento sta rifiutando quasi tutte le domande d’asilo dei nostri iraniani, in molti casi anche afghani e candidati al battesimo: sta inviando avvisi di espulsione”, ha scritto Martens. E ha aggiunto che le persone responsabili delle valutazioni “non conoscono la differenza tra il Credo e il Padre Nostro”.

“Molte audizioni si svolgono in modo irregolare, i nostri membri della congregazione e candidati al battesimo non hanno alcuna possibilità di dire ciò che per loro è importante. Vengono ripetutamente derisi, anche quando affermano quanto sia importante, per loro, che Gesù Cristo sia morto sulla Croce a motivo dei loro peccati”, ha scritto Martens.

Il fatto di essere di fede cristiana, da solo, non aiuta un richiedente asilo e la Merkel, nel settembre 2015, ha ribadito che l’Islam “fa parte della Germania”.

Ma in Afghanistan e in Iran, ad esempio, la conversione al cristianesimo di un musulmano può essere punita con la morte o il carcere ed è pertanto improbabile che la Germania proceda all’espulsione di rifugiati iraniani e afghani convertiti.

Come altre chiese in tutta la Germania, padre Martens lotta contro la diminuzione del numero di fedeli e, nel 2015 ha affermato all’Associated Press di aver visto crescere la congregazione. In due anni sono passati da 150 a 600 fedeli, cifra che potrebbe aumentare grazie ai nuovi rifugiati.

Arrivano da città lontane, ad esempio da Rostock sul Mar Baltico, dopo aver scoperto attraverso il passaparola che Martens non solo battezza i musulmani dopo tre mesi di “corso accelerato” di cristianesimo ma aiuta nelle richieste d’asilo.

Altre comunità cristiane in tutta la Germania, tra le quali le chiese luterane ad Hannover e in Renania, parlano di un numero crescente di iraniani convertiti alla fede cristiana. Almeno per quanto riguarda Berlino, Martens descrive il numero di conversioni come un “miracolo” e afferma che al momento ci sono altre 80 persone, si tratta per lo più di iraniani e afghani, in attesa del battesimo.

Nel Regno Unito, lo scorso anno, Peter Wilcox, Decano di Liverpool, ha detto che negli ultimi quattro anni nella sua cattedrale ha battezzato circa 200 rifugiati. Ha paragonato la situazione a quella in cui i genitori battezzano i loro figli per accrescere la possibilità di ottenere un posto in una scuola cattolica. Wilcox ha riferito al Sunday Times: “Il certificato di battesimo rafforza in modo significativo la richiesta d’asilo; non sarebbe più concepibile il rientro in un paese musulmano”.

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