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Giustizia in Spagna: olandese 12 anni in carcere senza prove

Romano van der Dussen, cittadino olandese di 42 anni, ha trascorso 12 anni in prigione in Spagna. Condannato per stupro e omicidio, era innocente

LONDRA – Dodici anni in carcere da innocente, per stupro e omicidio, mentre il vero assassino era libero di colpire ancora. Alla fine il killer ha confessato ma per il povero innocente, condannato solo per una somiglianza e senza prove, l’incubo è durato ancora un po’ perché questa è la giustizia in Spagna, specie se sei straniero.

Questa è la storia di un olandese ingiustamente condannato, liberato dopo dodici anni in un carcere spagnolo, dopo che finalmente l’assassino inglese, Mark Dixie, 44 anni, ha confessato. Nell’attesa, Romano van der Dussen ha trascorso 12 anni in prigione in Spagna. Gliene restavano ancora 3, essendo stato condannato a 15 anni di carcere.

L’olandese era stato condannato semplicemente perché ‘sembrava’ lo stupratore Dixie nonostante il suo Dna non fosse stato trovato sulla scena del delitto.

Meglio tardi che mai, la Corte di Cassazione Spagnola ha annullato la condanna per Romano van der Dussen per l’omicidio con stupro avvenuto nell’agosto 2003 e ha ordinato il suo immediato rilascio dalla prigione dove stava ingiustamente scontando la condanna a 15 anni.

La decisione della Corte arriva otto mesi dopo che Mark Dixie, che sta già scontando una condanna all’ergastolo per il brutale omicidio di Sally Anne Bowman a Londra nel 2015, ha ammesso di aver violentato una donna spagnola in una furia di alcol e droga nel popolare resort di Fuengirola durante l’Agosto del 2003.

Due anni più tardi Dixie violentò e uccise la modella Sally Ann Bowman, vicino alla sua casa a Croydon a sud di Londra. Un test del Dna fatto in Olanda ha poi confermato il collegamento di Dixie con il delitto.

Dussen, 42 anni, venne subito arrestato a Fuengirola dopo quella e altre due violenze, e ha sempre respinto le accuse. Il Dna di Dixie, il vero assassino, è stato trovato sulla scena di uno dei due assalti ma non tracciato dalla polizia spagnola. Il Dna di Dussen invece non è stato trovato sulla scena di nessun delitto. L’olandese aveva un aspetto simile a Dixie e c’erano solo due anni di differenza di età e questo per la Polizia e per i giudici spagnoli è bastato.

Dopo la sua confessione all’avvocato Rachel Imamkhan, Dixie ha scritto una missiva di tre pagine presentata alla Corte di cassazione Spagnola. Ma Dussen è rimasto in prigione fino a che la Corte non ha accettato il suo appello contro la condanna.

Dixie ha ammesso di aver violentato una delle donne, ma ha affermato che non riesce a ricordare se ha commesso gli altri due attacchi perché sotto effetto di droghe al momento.

I pubblici ministeri al processo di Romano van der Dussen hanno affermato che lo stesso uomo deve aver commesso tutti e tre gli stupri, che hanno avuto luogo nel giro di due ore l’uno dall’altro nelle prime ore del 10 agosto 2003.

Una donna è stata presa a cazzotti, gettata a terra e violentata per 15 strazianti minuti. Ha trascorso quattro giorni in ospedale e ha subito gravi problemi psicologici. Pochi minuti dopo una seconda donna è stata colpita alla testa, gettata a terra e violentata. L’assalitore è fuggito con il suo telefono cellulare Nokia e 120 euro in contanti. La terza vittima è stata attaccata a un centinaio di metri di distanza; presa a cazzotti in testa, gettata al suolo, picchiata e violentata.

Romano van der Dussen, che adesso ha 42 anni, venne condannato a un totale di 15 anni e mezzo di galera nonostante il Dna trovato sulla prima vittima non corrispondesse con il suo, dopo essere stato individuato nell’archivio fotografico della Polizia. Dixie, che viveva a Fuengirola quando le due donne vennero assaltate, ha affermato di non ricordare le violenze sulle altre due donne perché soffriva di blackout correlati all’uso di alcol e sostanze stupefacenti.

La lunga lotta di Romano van der Dussen per ripulire il suo nome aveva già subito una serie di battute d’arresto. La Corte Suprema Spagnola aveva già respinto un appello contro la sua condanna e si è rifiutata di ammettere il ricorso ancora lo scorso luglio perché ‘prematuro’, nonostante le prove di lunga data che collegavano Dixie ad almeno uno degli attacchi e indicando Romano vittima di un errore della giustizia.

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