Cronaca Europa

Gustloff: mar Baltico, 1945. Un siluro sovietico e tutti morirono affondati (9mila morti)

Gustloff: mar Baltico, 1945. Un siluro sovietico e tutti morirono affondati (9mila morti)

Gustloff: mar Baltico, 1945. Un siluro sovietico e tutti morirono affondati (9mila morti)

ROMA – Gustloff: mar Baltico, 1945. Un siluro sovietico e tutti morirono affondati (9mila morti). L’affondamento della motonave Wilhelm Gustloff da parte di un sottomarino sovietico il 30 gennaio 1945 nelle fredde acque del Mar Baltico è stata senza dubbio il più grande disastro navale della storia. Un naufragio da far impallidire quello del Titanic, affondato da un iceberg e dall’incendio conseguente: lì furono 1518 i morti, della Gustloff furono tratti in salvo solo 1230 passeggeri, su un totale che varia da nove a diecimila unità.

Un’ecatombe senza precedenti e mai più superata che non ebbe il risalto che avrebbe meritato per due motivi. Nel ’45 il regime nazista sull’orlo del disfacimento non aveva interesse a pubblicizzare un evento che avrebbe potuto deprimere ancor di più l’ormai stremato popolo tedesco. Dopo la scoperta dei campi di sterminio nazisti, le tragedie belliche tedesche finirono nel cono d’ombra delle loro colpe, preparando il terreno a una rimozione generale.

La Gustloff, una nave modello lunga 200 metri e di quasi 26 mila tonnellate di stazza, era l’ammiraglia di una flotta deputata all’organizzazione dopolavoristica Kraft durch Freude (KdF), “Forza attraverso la gioia”: portava in crociera sul Baltico i lavoratori tedeschi, prima che nel ’40 fosse riciclata in nave ospedale e poi in caserma galleggiante ancorata nel porto di Gydnia, l’allora Gotenhafen, nella baia di Danzica.

L’irresistibile avanzata dell’Armata Rossa in Germania consigliò l’uso della motonave per metter in salvo il maggior numero di persone sull’altra sponda dell Baltico ancora controllata dai nazisti.

Il sommergibile sovietico S-13, comandato dal capitano di corvetta Aleksandr Ivanovic Marinesko, avvistò la Gustloff un po’ prima delle 20. Per quasi due ore le tenne dietro navigando in superficie, tra il turbinio della neve, cercando di raggiungere la posizione adatta per il lancio dei siluri. L’occasione arrivò poco dopo le 21. Il battello fece partire quattro «pesci», di cui tre colpirono il bersaglio. Uno a prora, provocando una falla che portò alla chiusura immediata delle paratie stagne dietro le quali trovarono la morte per annegamento i membri dell’equipaggio in quel momento non in servizio, tra cui molti addetti alle scialuppe e ai sistemi di salvataggio.

Uno quasi a mezza nave, sotto alla piscina che, vuota da anni, era stata attrezzata a dormitorio per le ausiliarie: molte ragazze, pare, furono uccise immediatamente, fatte a brandelli dalle tessere dei mosaici che adornavano il locale piscina, trasformate in schegge mortali dalla forza dell’esplosione. Il terzo e ultimo siluro colpì la sala macchine e decretò la condanna definitiva della nave, che affondò nel giro di 70 minuti. (Silvia Morosi, Paolo Rastelli, Corriere della Sera)

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