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In coma ma capiva tutto. “Mia madre mi diceva: spero…”

ROMA – Martin Pistorius è stato un ragazzo sano e felice fino all’età di 12 anni, quando una malattia misteriosa lo ha lasciato in coma virtuale. I medici non hanno trovato la causa della sua condizione (inizialmente si pensò che fosse meningite da cripto cocco). Il momento più brutto per l’ormai 39enne originario del Sudafrica, è stato quando sua madre gli ha detto: “Spero che tu possa morire”.

Pensava che lui non la sentisse, visto che da anni versava in quello stato di apparente incoscienza. Ma lui sentiva, però non poteva reagire: né parlare né piangere. Martin veniva regolarmente ricoverato in centri di cura dove a volte era costretto a subire abusi verbali, fisici e sessuali che ora ha denunciato.

Nel 1992, quando Martin aveva 16 anni , era infatti accaduto il primo  miracolo: aveva cominciato a riprendere conoscenza. Ma restava ancora intrappolato nel suo corpo, incapace di comunicare. Lentamente, sempre accudito dai genitori Joan e Rodney e i due fratelli, ha riguadagnato un certo controllo della testa e delle braccia. Quindi, ha cominciato a utilizzare un computer per scrivere messaggi e gestire una voce sintetica.

La sua storia ora è un libro: “Ghost Boy”. Qui Martin racconta la storia del suo recupero notevole, come è arrivato a trovare l’amore, una casa e un lavoro in Inghilterra. Il ragazzo, infatti, appena il suo corpo glielo ha consentito, si è  iscritto al college, studiando informatica. Oggi vive a Harlow, Inghilterra, e ha un’azienda tutta sua di web design. Qui si è sposato nel 2009. Lei si chiama Joanna, un’assistente sociale.  “Ok, è su una sedia a rotelle e può parlare solo attraverso un programma al computer. Ma io questo ragazzo semplicemente lo amo”, dice la moglie.

“La cosa più importante che ho imparato – dice Martin – è che bisogna trattare tutte le persone con gentilezza, rispetto e compassione, anche quando credi che non capiscano. Non bisogna mai sottovalutare le potenzialità della mente, l’importanza dell’amore e della fede, ma, soprattutto, non bisogna mai smettere di sognare.”

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