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Infermieri in fuga: “In Gran Bretagna si fa carriera”

ROMA – Infermieri in fuga dagli ospedali italiani: sono sempre di più, spiega Sara Strippoli su la Repubblica, i neo-laureati in infermeria che fanno le valigie e partono. Il Regno Unito è la meta più gettonata, ma ci sono anche Francia, Germania e Spagna. Quasi ovunque, sembrano voler dire i numeri, e meglio che in Italia.

Ecco qualche dato:

“I dati del Collegio infermieri Ipasvi di Torino confermano: nel 2013, quando il fenomeno è iniziato dopo una capillare campagna di reclutamenti diretti, se ne sono andati in 46 sui 15 mila iscritti al collegio torinese. Otto hanno scelto la Francia. Un anno dopo il numero è salito a 87, quindici quelli che hanno scelto un altro Paese europeo. Nel 2015 erano diventanti 100 e quest’anno, in neppure un mese, sono giù 15 quelli che hanno deciso di abbandonare la ricerca in Italia. Se questa è la proiezione, a fine anno i numeri del 2015 potrebbero essere raddoppiati. Il fenomeno non è certo soltanto torinese, ma riguarda tutto il Piemonte, in linea con i dati ufficiali della Federazione nazionale Ipasvi. È’ nato anche un gruppo Facebook “Infermieri italiani in Uk” che ogni giorno aggiorna, racconta, offre informazioni”.

Tempo a parte, nel Regno Unito gli italiani si trovano bene. Soprattutto per le condizioni di lavoro e di stipendio, come ha raccontato a Sara Strippoli una giovane infermiera che si è trasferita proprio lì, vicino a Cambridge:

Questo è un altro mondo, l’infermiere ha un riconoscimento sociale e professionale che da noi possiamo dimenticare. Pochi giorni fa un’amica-collega che è arrivata da poco da Pisa mi ha detto ‘tu non hai idea. In Italia in alcuni ospedali pare di stare un po’ in Burundi. Non ti venga in mente di tornare'”.

Lei nella sua Torino aveva provato a guardarsi intorno, ma invano:

“Mi ero guardata intorno certo, ma le notizie che arrivavano dai miei compagni di corso non erano affatto rassicuranti. Pochissime assunzioni, per lo più nelle cliniche di riposo private dove le condizioni sono in molti casi tremende e i contratti assurdi. Il mio fidanzato ha avuto l’occasione di un master in Inghilterra e allora ho cominciato ad andare sui siti del ministero della salute inglese e su quelli degli ospedali inglesi che reclutano direttamente. Ho compilato il modulo e in pochi giorni ho avuto la richiesta di presentarmi al colloquio.
Qui sto bene, mi mancano gli amici, a volte il sole, ma in Italia ci vado in vacanza. Gli affitti e i trasporti sono cari, ma per il resto me la cavo bene, fare la spesa non è folle. E’ vero che Papworth è campagna e non è cara come Cambridge. Per non parlare di Lodra ovviamente. I servizi però sono ottimi “.

Parlando di stipendi, del resto, è difficile darle torto:

“Un infermiere appena assunto guadagna 21 mila pound, circa 25 mila euro lordi. Però il week-end, gli straordinari e le notti sono pagati a parte. Diciamo che arrivo a circa 2 mila euro. Ma il vero vantaggio sta nella possibilità di progressione di carriera e di formazione. Quando ti assumono sei in fascia 5, ma ogni anno si sale e lo stipendio aumenta: ci sono diversi passaggi nella stessa fascia. Quando si entra nella fascia 6 sei “Senior Nurse”, che significa avere un ruolo di coordinamento. La fascia più alta è la 7. Quando ci arrivi sei “Junior sister”. Periodicamente ci sono corsi di aggiornamento che migliorano la professionalità. Sono pagati e soprattutto sono fortemente raccomandati. Se si chiede un turno particolare perchè ci sono esigenze familiari normalmente viene concesso. Io ho chiesto di lavorare tre giorni con turni di 12 ore e sto a casa quattro giorni. Ma quello ch epiù colpisce gli italiani è cosa capita se ci si ammala. Esiste la possibilità di fare un’autocertificazione per sette giorni. I furbetti ci sono anche qui, ma non per questo il sistema cambia”.