Cronaca Europa

Isis macella in strada in tutta Europa. In Italia no, finora

Isis macella in strada in tutta Europa. In Italia no, finora. Ecco perché i terroristi non ci hanno attaccato

Isis macella in strada in tutta Europa. In Italia no, finora

BARCELLONA – E’ il turno della Spagna. Dopo Francia, Belgio, Regno Unito e Germania il terrore è arrivato a Barcellona. Anche lì il sedicente Stato Islamico ha ucciso uomini, donne e bambini innocenti, colpevoli di nulla se non di essere occidentali, forse cristiani, probabilmente in vacanza. Anche in Spagna ci sono state vittime italiane, ma non c’è l’Italia tra i Paesi in cui i terroristi hanno fatto strage e macellato persone inermi. Perché? Perché il nostro Paese è stato ‘risparmiato’, almeno sinora?

La domanda torna sempre più attuale dopo ogni nuovo attacco ma la risposta è complessa e va dall’efficienza dei servizi segreti italiani sino alla storia del nostro Paese dove non ci sono banlieue o comunità in grado di fornire un retroterra dove crescere agli aspiranti terroristi e alla loro rabbia, passando per la politica che l’Italia mette in campo sui migranti e in Medio Oriente. Ingredienti che hanno fatto del nostro Paese, sinora, un posto sicuro. Ma quanto potrà durare, se potrà durare?

L’Italia, Roma e praticamente tutte le altre città del nostro Paese sarebbero un obiettivo perfetto per il terrorismo islamico. Ci sono nelle nostre città tutti gli elementi in grado di attirare i macellai del terrore: i lascivi costumi occidentali nelle località di vacanza e nelle città d’arte, le basi militari ed economiche sparse da Nord a Sud della penisola di un ricco Paese del G7 che partecipa alle missioni internazionali – compresi per dire Afghanistan ed Iraq – e, ciliegina sulla torta, il simbolo degli infedeli e delle religioni corrotte e cioè il Vaticano.

L’Italia, Roma in particolare, rappresenterebbe un obiettivo jackpot per il terrore, e non è infatti un caso che la Città Eterna e il nostro Paese siano stati citati più d’una volta nella propaganda dello Stato Islamico. Saremmo quindi un obbiettivo perfetto e ci troviamo invece ancora una volta a commentare l’orrore compiuto altrove. C’entra, certo, la fortuna. Ma non è solo questione di buona o cattiva sorte.

Da tempo si ripete un po’ a pappagallo che almeno parte del merito della situazione italiana è figlia dell’efficienza dei nostri servizi segreti. Servizi italiani che sono stati in passato protagonisti di alcune delle pagine peggiori della storia italiana ma a cui viene universalmente riconosciuta un’ottima capacità operativa. E servizi che godono e sfruttano ancora quei rapporti privilegiati creati in Medio Oriente quasi 50 anni fa. Pochi ricordano, forse, come fosse l’Italia negli anni ’60 e ’70 in particolare a fare da Paese ‘mediatore’ tra la ricca Europa, l’Occidente e il Medio Oriente, palestinesi in testa. Un ruolo che ci eravamo ritagliati per scelta, ma anche perché costretti o comunque fortemente condizionati dalla posizione geografica del nostro Paese, e un ruolo che ancora oggi dà i suoi frutti.

Il lavoro dei servizi e delle forze di polizia, da soli, però non basterebbero a spiegare l’incolumità dell’Italia. A questo va aggiunto un ingrediente demografico. Non esistono in Italia quelle grandi comunità di stranieri provenienti dal Nord Africa, dal Medio o dall’Estremo Oriente. Comunità che invece esistono nei Paesi che hanno una lunga storia coloniale come Francia e Gran Bretagna e che creano quelle sacche di malessere in cui le seconde e terze generazioni di immigrati possono coltivare la loro rabbia, aiutati e fomentati da cattivissimi maestri come possono essere imam o fanatici religiosi in generale.

E poi la politica italiana di oggi, terreno meno spesso chiamato in causa ma che ha il suo peso. Per spingere qualcuno ad uccidere senza pietà, lanciando camion e furgoni sino sui passeggini, con il rischio di morire lui stesso, bisogno imbottirlo d’odio e fargli odiare al di sopra di ogni cosa il Paese che vuole colpire. E noi, tra mille polemiche, siamo quelli che pagano i riscatti per i concittadini rapiti in zone di guerra, siamo quelli che, seppur con l’esercito, creano buoni rapporti con le popolazioni locali e, non ultimo, siamo quelli che nel Mediterraneo hanno salvato decine di migliaia di iracheni, siriani, marocchini, algerini… Da noi quindi è raro trovare un potenziale terrorista che abbia uno zio, un nonno o un amico con una storia d’emarginazione decennale alle spalle mentre è molto più facile trovare qualcuno che sia stato salvato o che abbia un amico salvato dalle navi del nostro Paese. Fino ad oggi, grazie anche ad una buona dose di fortuna, tutto questo ci ha tenuto al sicuro. Ma sarebbe sbagliato credere che sarà così per sempre.

To Top