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Kirov, fossa comune dell’Armir: grande come 5 campi di calcio, 20mila corpi

KIROV – Una fossa comune è stata scoperta nella città portuale di Kirov, a 800 chilometri da Mosca, e proprio lì potrebbero essere seppelliti centinaia di soldati italiani caduti al fronte dell’Armir nel 1943. Un gruppo speleologico ha ritrovato la fossa, che è grande quanto cinque campi da calcio e conterrebbe tra i 15mila e i 20mila corpi di soldati.

Christian Seu su Il Messaggero Veneto scrive che nella fossa non si trovano solo i caduti italiani, ma anche i caduti tedeschi, rumeni e di altre nazionalità. La scoperta è stata fatta dal Gruppo speleologico Carsico di San Martino del Carso, che si occupano delle ricerche e dell’allestimento proprio di mostre legate ai caduti della Grande Guerra:

“«Noi ci occupiamo quasi esclusivamente di attività culturale e di ricerca legata alla Grande Guerra – spiega Gianfranco Simonit, vicepresidente del sodalizio isontino -. Ci hanno contattato i colleghi ungheresi per spiegarci quanto scoperto in Russia, chiedendoci di intercedere con le autorità italiane per tentare di sbloccare una situazione altrimenti in stallo da settimane».

La scoperta risale, infatti, alla scorsa primavera. coordinata da Alexei Ivakin, a capo dell’associazione giovanile comunale di Kirov, Debt; a giugno poi sono avvenuti i primi contatti con le competenti istituzioni italiane: Onorcaduti, anzitutto, ma pure l’ambasciata italiana in Russia, che in queste ore ha intensificato i contatti con le autorità locali per cercare di far luce sulla fossa comune di Kirov”.

La ricerca sul sito sono già partite e potrebbero coinvolgere anche l’Italia, ma al momento il quotidiano sottolinea che dal Friuli non è prevista la partenza di ricercatori per le attività di recupero delle spoglie dei caduti, che potrebbero essere accolte nel tempio di Cargnacco e di cui si potrebbe occupare l’organizzazione di Onorcaduti:

“A dar manforte all’attività di recupero potrebbero essere coinvolte anche le associazioni del nostro Paese. Intanto, il terreno aspro di Kirov – dove si continua a scavare, con operazioni a campione che hanno anzitutto l’obiettivo di delimitare il perimetro della fossa – ha già restituito una certezza, che ha nome e cognome: è stata infatti rinvenuta la piastra appartenuta a Giulio Lazzarotti, alpino nato nel Parmigiano nel 1922 e deceduto il 20 gennaio del 1943 «in località non nota», come recita l’elenco dei caduti in Russia.

«Questo ritrovamento – riprende Simonit – è una conferma diretta della presenza di caduti italiani in quella fossa. L’ufficialità del recupero della piastrina dell’alpino parmigiano potrebbe dare impulso all’attività diplomatica e alla voglia di fare chiarezza da parte delle nostre autorità: speriamo di avere novità a breve, noi stessi stiamo ricevendo centinaia di richieste di contatto, anche da parte dei discendenti dei soldati morti in Russia nel ’43»”


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