Blitz quotidiano
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Libia, Danilo Calonego già sfuggì a 2 imboscate. Al Qaeda non c’entra

BELLUNO – Ancora nessuna notizia su Danilo Calonego e Bruno Cacace, i due italiani rapiti in Libia. Intanto Al Qaeda ha fatto sapere di non c’entrare nulla col rapimento. Calonego nell’ottobre del 2014 era sfuggito a due imboscate da parte dei predoni del deserto ma in Libia, dopo un breve periodo a casa, in provincia di Belluno, aveva voluto ritornarci quasi subito. All’agguato di ieri però, Danilo Calonego, 68 anni di Peron di Sedico, non è riuscito a fuggire ed è stato rapito ieri mattina a sud della Libia al confine con l’Algeria con un altro italiano, il piemontese Bruno Cacace, e un canadese dipendenti di una società che lavora per l’aeroporto di Ghat.

“La Libia è tremenda dopo Gheddafi – diceva due anni fa – un disastro”. Giramondo per vocazione Calonego aveva iniziato a lavorare come apprendista meccanico a Sospirolo (Belluno) per poi trasferirsi per dieci anni in Svizzera e quindi nel 1979 in Libia. Il meccanico bellunese si è sposato due volte – come indicano i quotidiani locali – dalla prima moglie ha avuto due figlie e una terza figlia dalla seconda moglie, una marocchina.

Intanto notte di angoscia a villa Primula, la casa a due piani di Borgo San Dalmazzo dove vive la famiglia di Bruno Cacace, uno dei due italiani rapiti ieri in Libia. “Potete immaginare come mi sento, non so neanche più come mi chiamo”, dice la sorella del tecnico sequestrato, Ileana Cacace, visibilmente provata. Nell’abitazione ci sono anche l’anziana madre, Maria Margherita Forneris e il fratello gemello del tecnico della Con.I.Cos., Claudio. “Il loro dolore è il nostro”, dice il sindaco del paese, Gian Paolo Beretta, che questa mattina si è recato di buon ora a far visita alla famiglia Cacace. “Conosco bene Bruno e tutti i suoi parenti – aggiunge il primo cittadino -. Siamo una piccola comunità e ci conosciamo tutti. Bruno lavora in Libia da molti anni, conosce la lingua e la cultura di quei posti e spero che questo l’aiuti a tornare presto”.

La municipalità di Ghat, cittadina nel sud-ovest della Libia dove questa mattina sono stati sequestrati due italiani ed un canadese ha reso noto – scrivono i portali Libya Observer e Alwasat – che “i tre non sarebbero stati sequestrati da gruppi che hanno legami con al Qaida ma da un piccolo gruppo di criminali comuni”. La municipalità ha “tenuto una “riunione urgente con tutte le forze della sicurezza e militari della regione per fare il punto sulla situazione e per studiare la zona del sequestro”. Hassan Issa, dell’ufficio stampa del Comune ha aggiunto che “Ghat si è impegnata per ritrovare i tre ed assicurarne il loro ritorno in piena sicurezza”, esprimendo la sua “più ferma condanna” per quanto avvenuto.