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Migranti, Austria: “Problema non è Brennero ma confini Ue”

VIENNA – Il problema “non è il Brennero“, ma “le frontiere esterne dell’Unione Europea“. A parlare della questione migranti è il ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz, le cui parole sono riportate da Flaminia Bussotti sul Messaggero.

Ecco alcuni estratti dell’intervista:

L’Austria accusa l’Italia di lasciar passare i profughi al confine e per questo sta rafforzando le misure di sicurezza al Brennero. Ma il Brennero non è un confine normale, è un simbolo storico. Vienna intende davvero procedere a ripristinare i controlli ed erigere barriere alla frontiera?

«Guardiamo i numeri: l’Austria ha accolto lo scorso anno 90.000 profughi, più dell’1% della popolazione, che rapportato all’Italia significherebbe più di 600.000. Di fatto lo scorso anno solo 83.000 profughi hanno richiesto asilo in Italia. Considerato poi che ne sono arrivati in Italia altri 150.000 allora si vede la discrepanza nei numeri. Inoltre c’è da aspettarsi che il numero di profughi dal Mediterraneo aumenterà. È chiaro che l’Austria, con meno di 9 milioni di abitanti, non può alla lunga accogliere 90.000 migranti l’anno, la sfida dell’integrazione sarebbe troppo grande. Per questo l’Austria ha dovuto reagire: con un tetto massimo di 37.500 domande di asilo: quest’anno siamo comunque più solidali della maggior parte degli altri Stati nell’Ue e nel mondo. Anche nei ricollocamenti dei siriani l’Austria è ai primi posti nell’UE e, a differenza di altri, solidale. Sul Brennero siamo consapevoli del significato storico e logistico di questo confine e non vorremmo neanche noi i controlli. Speriamo anche che non saranno necessari se riusciamo assieme ad assicurare efficacemente i confini esterni dell’UE: solo così possiamo mantenere anche in futuro un’Europa senza confini interni. Ma se vedremo che non si riesce a ridurre sensibilmente il numero dei migranti irregolari dalla rotta mediterranea, allora saremo costretti a introdurre i controlli al Brennero, cercando di limitare al massimo le conseguenze per la libera circolazione di persone e merci»

Cosa ne pensa del Migration Compact proposto dal premier Renzi? La Germania è contraria e Schäuble ha proposto una tassa sulla benzina per fronteggiare la crisi dei migranti.

«Ero a febbraio in Etiopia e ho visto gli effetti disastrosi della siccità e della mancanza di prospettive della gente. La maggior parte dei giovani incontrati nei campi al confine con la Somalia vuole andare in Europa e rischiare la traversata dalla Libia. Dobbiamo attivarci nei paesi di origine e creare prospettive per la gente sul posto sia in Medio Oriente sia in Africa. Dovremmo quindi anche esaminare attentamente le proposte del premier Renzi. È chiaro comunque che serve un cambio di sistema: dall’accoglienza illimitata in Europa a più aiuti sul posto. È molto più efficiente e onesto che attirare la gente con false speranze che qui non posso essere realizzate».

Il 5 settembre Merkel e Faymann hanno aperto i confini ai profughi in Ungheria. Oggi l’Austria è con Orban e per la prima volta non con la Germania: una svolta nella politica estera?

«Personalmente seguo questa linea già dalla scorsa estate e chiedo controlli ai confini fino a che quelli esterni non sono difesi, mettendo in guardia anche sul rischio di terroristi fra i profughi. Sono stato accusato di essere di destra, ma io non ero e non sono di destra, sono realista. Il fatto che la mia linea si sia imposta ha anche a che fare con l’enorme numero di profughi che l’Austria ha accolto nel 2015. E questo ci distingue anche dalla maggior parte degli altri stati: restiamo solidali ma mostriamo anche il limite. Non fare nulla sarebbe irresponsabile verso il nostro popolo. Sarebbe sbagliato lasciar passare attraverso la rotta dei Balcani in direzione Svezia, Austria o Germania, per questo abbiamo organizzato la Conferenza sui Balcani: per chiudere questa rotta ed aumentare la pressione per una soluzione europea. La nostra iniziativa è stata confermata all’unanimità dal vertice Ue».