Blitz quotidiano
powered by aruba

Migranti, accordo Ue-Turchia: illegali via dal 20 marzo

BRUXELLES – Gli immigrati illegali in Grecia saranno rimandati in Turchia a partire dal 20 marzo. Questo l’accordo raggiunto il 18 marzo a Bruxelles tra i ministri dell’Unione europea e la Turchia per il rientro dei migranti irregolari che si mettono in viaggio verso le isole greche. Ad annunciare su Twitter l’adozione dell’accordo è stato il premier finlandese, Juha Sipila, a cui subito dopo ha fatto eco il premier ceco, Bohuslav Sobotka.

Piera Matteucci su Repubblica spiega che le negoziazioni tra il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, e il premier turco Ahmet Davutoglu, sono giunte al termine e i 28 leader dell’Ue hanno sottoscritto un nuovo testo in cui Ankara accetta il ritorno di tutti i migranti irregolari che arrivano in Grecia:

“Per ogni migrante tornato indietro, il governo turco invierà un migrante siriano nella Ue. È il meccanismo che viene ritenuto unanimemente in grado di scoraggiare i viaggi nell’Egeo. Nel testo si prevede anche un’accelerazione dei primi 3 miliardi di euro ad Ankara e l’apertura del capitolo negoziale 33 (quello che riguarda il budget) per l’adesione della Turchia all’Ue”.

Il premier turco si era detto ottimista già prima di arrivare al vertice, dove è stato accolto da Donald Tusk, Jean Claude Juncker e Mark Rutte, che gli hanno presentato la proposta della Ue, e ha ribadito che non si tratta di “mercanteggiamento”:

“Per la Turchia – ha aggiunto Davutoglu – la questione dei rifugiati non ha a che fare con il mercanteggiamento, si tratta piuttosto di una questione di valori, di valori tanto umanitari che europei”.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan però aveva criticato l’Europa prima dell’approvazione dell’accordo, spiega la Matteucci:

“L’Europa guardi ai suoi limiti, prima di dire alla Turchia cosa fare sui migranti. Nonostante la realtà degli attacchi contro la Turchia i Paesi europei non danno peso a questi fatti, come se ballassero in un campo minato”. Il presidente turco ha puntato il dito in particolare contro il Belgio, dicendo che ad alcuni sostenitori del Pkk è stato permesso di piantare tende e manifestare con bandiere curde vicino alle sedi Ue a Bruxelles in concomitanza con il vertice con la Turchia. E ha avvertito: “Non c’è motivo per cui la bomba che è esplosa ad Ankara non possa esplodere a Bruxelles o in altre città europee. Il serpente con cui state dormendo può mordervi in qualunque momento”.

Il problema, sottolinea la Matteucci su Repubblica, sarà ora di natura legale per i rientri forzosi:

“La cosa più complessa risulta quella di conciliare decine di migliaia di rimpatri forzosi con il rispetto dei diritti stabiliti dalla Convenzione di Ginevra. Il meccanismo perciò è stato trasformato. Se inizialmente, al vertice del 7 marzo scorso, si era ipotizzato un rimpatrio di massa in Turchia per poi provvedere da lì a stabilire chi doveva tornare in Europa e chi no, il meccanismo ora si è di molto ammorbidito: saranno rimpatriati i “migranti irregolari” dalla Grecia verso la Turchia, ma le domande di asilo per quelli che arrivano sulle isole greche saranno valutate dalle autorità europee e ad essere rimpatriati saranno solo quelli che non faranno domanda o che riceveranno una risposta negativa. È stata inserita nel testo anche la parola “individuali” in relazione ai rimpatri, per specificare che ogni caso sarà valutato singolarmente e allontanare l’idea di operazioni di massa”.

LA CONDANNA DEL VATICANO – Dure le parole del Vaticano sui respingimenti e sui migranti bloccati in centri come quello di Idomeni, al confine greco-macedone. La Santa Sede, attraverso il segretario di Stato Pietro Parolin, ha definito “umiliante” sbarrare le porte del continente a chi è in fuga dalle guerre e dalla fame.

Di fronte al “grave dramma di tanti nostri fratelli sofferenti” che “per necessità giungono” alle frontiere del continente europeo chiedendo accoglienza, “dovremmo sentire umiliante dover chiudere le porte, quasi che il diritto umanitario, conquista faticosa della nostra Europa, non trovi più posto”, ha detto oggi a Skopje, capitale dell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, il cardinale Parolin, che ha assicurato che la Chiesa “vuole collaborare ad alleviare” le sofferenze dei più bisognosi, citando a tale proposito proprio l’esempio di una figlia di Skopje, Madre Teresa di Calcutta, prossima santa.

Parolin ha anche riecheggiato papa Francesco per riaffermare che l’Europa necessita di maggiore audacia e solidarietà e di meno individualismo nell’affrontare l’emergenza dei migranti.

Parole che trovano eco anche in quanto affermato dai vescovi italiani a conclusione del Consiglio Cei svoltosi a Genova nei giorni scorsi. Già nella sua prolusione, il cardinale presidente Angelo Bagnasco chiedeva “come l’Europa, a fronte di questo tragico esodo, possa pensare di erigere muri e scavare fossati”. E i vescovi, nel loro “parlamentino” a Genova, di fronte proprio alle “situazioni di instabilità” di tutta l’area, dalla Siria, alla Libia e oltre, si sono detti “solidali con quanti chiedono protezione internazionale”, condividendo in particolare “la preoccupazione per gli esiti di gestione dei flussi migratori, che segnalano una vera e propria selezione – e quindi un’esclusione – di nazionalità”.