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Migranti, ecco i trucchi e le bugie per entrare in in Europa

LONDRA – Migranti, i trucchi per passare la frontiera in Europa, svelati da una funzionaria del controllo di frontiera secondo la quale, su 5 migranti che richiedono asilo uno mente. In un’intervista al MailOnline Anna Smigielska della Frontex, l’agenzia Europea dei confini, racconta che i nuovi arrivati giungono ai posti di confine armati di una serie di trucchi e bugie per convincere gli addetti a farli passare in Europa. Molti hanno documenti falsi per mostrare la loro provenienza da Afghanistam, Siria o Iraq, invece della loro vera residenza.

Anna Smigielska, che nel suo Paese, in Polonia, fa parte del reparto di Polizia che si occupa del traffico di esseri umani, ha il compito di intervistare i migranti per identificare la loro nazionalità, rivela cosa deve affrontare lo staff che si occupa dei nuovi arrivi a Lesbo su barconi provenienti dalla Turchia. Racconta che i migranti più ricchi pagano ai contrabbandieri in Turchia denaro extra per un servizio su misura, per prepararli alle domande che dovranno  affrontare per determinare la loro nazionalità una volta  al confine.

Ci sono uomini da soli che si uniscono a famiglie di rifugiati fingendosi fratelli o mariti per ingannare i controlli, mentre altri copiano risposte date da altri rifugiati in fila davanti a loro. In alcuni casi straordinari, i migranti hanno viaggiato dai Caraibi all’ Europa attraverso la Turchia – e in seguito hanno affermato di essere siriani. Molti vengono riconosciuti perché non sanno nemmeno chi sia il leader del paese dal quale dicono di provenire o non riconoscono la valuta o quale scuola abbiano frequentato.

La Smigielska ha detto che circa uno su cinque migranti giunti in Grecia mente circa la propria nazionalità, in un apparente tentativo di chiedere asilo all’ UE. Il numero di persone che dichiarano false nazionalità è aumentato negli ultimi mesi, a causa dei controlli più serrati alle frontiere europee è molto più difficile cambiare Paese per chi non può chiedere asilo politico.

La Frontex, l’agenzia Europea dei confini, ha un team di esperti che lavora 24 ore su 24  sulle isole greche per intercettare chi mente circa il proprio paese d’origine. Assistita da un interprete, la Smigielska intervista i migranti del campo Moira di Lesbos qualche ora dopo il loro arrivo sull’isola che è stato preceduto da una pericolosa traversata dalla Turchia. Racconta:

“Solitamente inizio con domande semplici  – da che città vieni, chi è il Presidente, qual è la valuta? a volte non sanno rispondere nemmeno a questo, o diventano nervosi, quindi comincio a sospettare che c’è qualcosa che non va. Ma le domande devono essere su misura per ogni migrante, dal momento che molti hanno una educazione povera e non sanno nemmeno le informazioni basiche circa la situazione politica del loro Paese. Le cifre variano, ma se vediamo 100 migranti su un barcone, solitamente circa 20 affermano falsa nazionalità. Quando ero a Lesbo l’anno scorso, inizialmente dichiarare falsa nazionalità non era un problema così grande. Ma ora si sta allargando a macchia d’olio dal momento che i controlli in Europa sono diventati più severi”.

La Frontex ha riferito di non sapere le cifre esatte di coloro che dichiarano il falso, ma stima che le persone siano tra il 10 e il 15 percento dei nuovi arrivi. Il processo di selezione è reso più duro dai contrabbandieri che offrono un servizio di classe per aiutare i migranti a prepararsi per le interviste con il personale di frontiera.

“A volte sono molto ben informati, ma sono solitamente i dettagli ad incastrarli verso la fine del colloquio” racconta la Smigielska.

“Il loro accento a volte è  sbagliato, e se continui a fare domande alla fine ci saranno delle falle circa le informazioni che forniscono e ammetteranno che non provengono dal Paese dal quale dicono di venire. Ho chiesto a un migrante, che aveva ammesso di mentire, come sapesse tante informazioni circa la Siria nonostante non fosse mai stato lì. Mi ha mostrato il suo cellulare, aveva e-mail piene di dettagli sul Paese e su ciò che avremmo potuto chiedere. Un contrabbandiere gliel’aveva fornita a costo extra”.

Il sofisticato schema dei contrabbandieri ha costretto la polizia di frontiera a dover cambiare le domande. In alcuni casi, i migranti hanno chiesto di essere “interrogati” su fotografie di banconote, sapendo in anticipo che è una domanda comune per chi deve stabilire la loro nazionalità. Altri, in attesa di essere intervistati, a volte chiedono a una famiglia di rifugiati in fila davanti a loro i dettagli della città da cui provengono, per poi fornire esattamente le stesse informazioni una volta  interrogati dalla guardia di frontiera.

“Queste persone sono facili da identificare perché forniscono il nome di una città in Siria, ma non conoscono il nome di nessuna via o punti di riferimento”

racconta la Smigielska. Molti abbandonano il piano della falsa identità quando vedono quanto è difficile e accurato il controllo:

“Se si prende un gruppo di 20 marocchini, i primi 5 potrebbero dichiararsi siriani. Ma una volta che sono stati scoperti gli altri, non insistono nel tentativo perché sanno che non funzionerà. Uomini soli a volte si uniscono a donne senza marito e con bambini offrendo loro aiuto, in cambio la donna deve dichiarare che l’uomo è il marito o il fratello. Ma una volta che arrivano ai controlli è chiaro dal linguaggio del corpo che non sono parenti o una coppia”.

C’è stato anche il caso di un uomo proveniente da Haiti, nei Caraibi, che affermava di essere siriano:

“Continuavamo a dirgli: non parli arabo e francamente non sembri un siriano. Ma continuava a sostenere di esserlo. Infine gli abbiamo detto: devi dirci di dove sei, non puoi essere siriano. E lui ha risposto: Ok, vengo dall’ Afghanistan. Solo dopo un po’ ha ammesso di venire da Haiti”.

Nordafricani provenienti da Marocco, Tunisia e Algeria sostengono di venire  dalla Siria, perché  di lingua araba. Anche iraniani e pakistani affermano di essere afghani. La Smigielska è stata inviata a Lesbo dall’unità investigativa polacca ed è specializzata in traffico di esseri umani. Fa parte del team Frontex  di  Lesbo di 32 controllori, 19 interpreti e 66 esperti di impronte digitali. Sono presenti anche sei esperti di documenti di identità per il controllo dei passaporti, carte d’identità, patenti e altri documenti eventualmente contraffatti. Hanno scanner particolari per le funzioni di sicurezza, ma spesso riescono ad individuare da soli quelli contraffatti, perché stampati su carta sbagliata o con errori basici. Per aumentare la confusione, alcuni siriani arrivano con documenti falsi perché certi che sia meglio averne uno anche se contraffatto; o ancora, un solo membro della famiglia ha un documento originale e il resto falsi perché non hanno tempo o non gli è stato permesso di richiederne uno originale. La maggior parte delle persone che sbarcano in Grecia proviene da Siria, Afghanistan e Iraq, ma tanti altri vengono da Pakistan, dal lontano Uganda o dalla Repubblica Dominicana, afferma la Smigielska.

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