Blitz quotidiano
powered by aruba

Mucca pazza, torna la paura: nuovo caso in Francia

PARIGI – Mucca pazza, torna la paura. In Francia il ministero dell’Agricoltura ha confermato il caso di mucca pazza nelle Ardenne, in Francia. Il prelievo effettuato dopo il decesso dell’animale era stato inviato al laboratorio europeo di riferimento in Gran Bretagna per l’Encefalopatia spongiforme bovina (ESB). Prima della scadenza per i risultati, l’istituto ha fornito la certezza. La mucca era di razza Salers, aveva 5 anni, ed è morta prematuramente nell’allevamento.

Per questo è stata sottoposta ai test di legge. Si tratta del primo caso di mucca pazza dal 2015 in Francia, paese che nel 2015 era tornato alla definizione internazionale di “rischio trascurabile” rispetto alla malattia. Tale classificazione aveva consentito la riapertura di mercati che erano stati chiusi dopo la crisi, come Singapore, Vietnam, Sudafrica, Canada e Arabia Saudita.

Tutto questo succede proprio quando la Ue riabilita la pajata di vitello, che potrà essere prodotta con il metodo tradizionale italiano. L’Unione europea dopo 14 anni ha sdoganato la pajata e cancellato il divieto di produzione. A celebrare questo ritorno è Assocarni, con il suo direttore Franois Tomei che ha ringraziato il ministero della Salute e la Commissione europea per aver reintegrato nella tradizione questo piatto tipico.

Tomei in una nota scrive che con particolare soddisfazione Assocarni ha accolto il riconoscimento della pajata e la sua “riabilitazione”: “E’ con particolare soddisfazione che accogliamo il riconoscimento, concesso dalla Commissione europea all’Italia, della produzione della pagliata secondo il metodo tradizionale italiano che consente il ritorno di un piatto tipico della tradizione sulle tavole degli Italiani. Malgrado il nostro Paese sia stato dichiarato indenne dalla BSE già nel 2013, permaneva nel quadro normativo comunitario un generico obbligo di svuotamento dei visceri disposto nei riguardi dei bovini di tutte le età che, applicandosi anche a quelli dei vitelli contenente chimo (ovvero il latte contenuto nell’intestino medio) di fatto ne impediva la produzione.

Con questo riconoscimento la Commissione europea identifica una tipicità del nostro Paese e allo stesso tempo approva il metodo di produzione italiano che ne garantisce l’assoluta innocuità per la salute umana. Un particolare ringraziamento va al Ministero della Salute che, attraverso un articolato dossier scientifico consegnato alla Commissione europea, che l’ha validato, ha contribuito in maniera determinante al ritorno sulle tavole degli Italiani di un piatto della tradizione”.