Cronaca Europa

Nazismo, la città sotterranea di Hitler in Olanda

Nazismo, la città sotterranea di Hitler in Olanda

Nazismo, la città sotterranea di Hitler in Olanda

ROMA – Un’incredibile serie di fotografie rivela una città sotterranea nazista realizzata sotto l’Aia per ospitare 3.300 soldati delle SS.
La struttura sotterranea fu costruita nel 1942 a Scheveningen, un villaggio di pescatori, nel momento in cui circa 135.000 abitanti furono costretti a lasciare le loro case: l’area, infatti era stata dichiarata riservata.
Il complesso bunker comprendeva gallerie, quartieri, magazzini, saune sulla costa vicino alla città olandese e attraversava la città nel sottosuolo.
Uno dei bunker, per la prima volta dalla fine della guerra, è stato scoperto sotto le sabbie mobili di fronte al Mare del Nord.
Sono stati costruiti da un “esercito” di operai slavi e da ingegneri dell’esercito tedesco, come parte del Muro Atlantico di Hitler, costruito dalla Norvegia nella baia di Biscaglia in Francia, al fine di ostacolare i piani d’invasione alleati nella sua “Fortezza Europa”.
L’architetto olandese della Difesa, Gustaaf Boissevain, ha dichiarato: “Abbiamo solo alcune di queste perle, ma c’è molto di più. È un vero tesoro”.
Hitler invase i Paesi Bassi il 10 maggio 1940 e il paese  crollò nell’arco di cinque giorni.
Nel 1942, Scheveningen, un tempo un villaggio di pescatori, era una località balneare alla moda, ora è un quartiere dell’Aia, divenne un’area riservata.
Quando fu costruito il complesso sottorraneo, circa 135.000 abitanti furono costretti a lasciare le loro case che ospitarono 3.300 militari delle SS.
Qui è stato costruito un bunker per Arthur Seyss-Inquart, temuto nazita olandese che per i suoi crimini di guerra fu condannato e impiccato a Norimberga.
A volere la struttura fu Hitler e furono costruiti circa 900 edifici militari, sia superficiali che sotterranei, realizzati con oltre 100.000 metri cubi di cemento armato.
Negli ultimi anni sono stati scoperti cinquecento bunker intatti, che ora fanno parte di un progetto della Scheveningen Atlantic Wall Foundation per preservare la storia.
Jacques Hogendoorn, uno dei volontari del progetto, ha dichiarato:”Sono cresciuto negli anni ’60, quando tutti i tedeschi erano considerati mostri e tutti gli alleati erano degli amici. Ora stiamo cercando di raccontare la storia così com’è stata, senza omettere nulla”.
“Dopo la guerra, ogni olandese aveva combattuto per la resistenza”, osserva Jos Louwe, segretario generale della Fondazione, parlando dei suo connazionali rispetto all’occupazione nazista.
“Nessuno ha voluto parlare del collaborazionismo, certamente non i circa 20.000 volontari nelle SS”.
Racconta che i bambini olandesi giocavano sulle spiagge dove spuntavano i “musi” dei bunker, da cui sporgevano minacciosi i fucili di grosso calibro, che nel tempo, sono stati ricoperti dalla sabbia e dai rifiuti.
Attualmente, come antiche tombe egiziane, vengono aperti uno a uno e la rete sotterranea scomparsa è in fase di rinnovamento così che possa essere visitata anche dalle future generazioni.
I costruttori l’avevano chiamata “stringa di perle” e, attraverso i progetti originali dell’esercito tedesco, ora vengono rinnovati mantenendo l’originaria struttura.
Le iscrizioni sulle pareti, scritte dai tedeschi, sono ancora visibili: PAK per cannoni anticarro, K per costa, FLW per aerei di ricognizione.
In base alle richieste dell’esercito tedesco, gli imprenditori locali avevano aggiunto spazi e corridoi comunicanti per pistole, munizioni, bunker per lo staff, cucine, servizi igienici e sauna. “Sembrava un villaggio, solo che era a prova di bomba”, afferma il restauratore Alexander Fokke.
Sono stati scoperti dei dipinti che raffiguravanno paesi, montagne, pensieri che arrivavano da casa, dall’estero, appesi alle pareti dai militari. “Molto belli, i soldati volevano rendere il posto più confortevole”, aggiunge Fokke.
Recentemente, i letti a castello costruiti secondo gli standard della Wehrmach, sono stati sostituiti da un dormitorio e parti del complesso, tra cui un posto di comando SS, sono già aperte come museo.
Parlando della riscoperta del muro atlantico, il vice sindaco di Aga, Karsten Klein afferma:”Non c’è niente di cui vergognarsi. La città ha fiducia nel lavoro della Fondazione. Racconta di entrambe le parti, anche gli errori degli olandesi. Una versione assolutamente onesta”.

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