Cronaca Europa

Neofascisti italiani mercenari in Ucraina per conto di Putin. L’inchiesta de L’Espresso

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Neofascisti italiani mercenari in Ucraina per conto di Putin. L’inchiesta de L’Espresso

ROMA – Neofascisti italiani mercenari in Ucraina per conto di Putin. L’inchiesta de L’Espresso. Ex poliziotti, militari addestrati, nazifascisti conclamati, gli ultras più violenti delle curve: un’inchiesta de L’Espresso ha svelato composizione, numero ed identità del plotone italiano che combatte in Ucraina, nel Donbass, per conto dei russi che hanno già strappato la Crimea e continuano a foraggiare la guerra indipendentista delle regioni orientali ucraine che vogliono tornare sotto l’ombrello di Putin.

Mercenari al soldo di uno Stato straniero: dal 1994, in ottemperanza a una risoluzione Onu, in Italia è reato. Ma per scoprire questa rete di combattenti italiani è servita una indagine apparentemente estranea ai fatti di cui si parla: quattro anni fa, i magistrati dispongono intercettazioni telefoniche e pedinamenti su un network di naziskin responsabili in Lazio e Toscana di scritte antisemite e di atti violenti contro migranti e militanti di sinistra.

Non sono solo neofascisti razzisti e nostalgici: in realtà sono rigidamente inquadrati, ognuno ha un grado, gradi che si conquistano “sul campo”, a botte e intimidazioni. Le curve degli stadi sono un bacino preferenziale di arruolamento. La perquisizione a casa di un minorenne porta alla luce un vero arsenale.

Altra sorpresa: c’è una sezione finanziaria, chiamata “Skins 4 skins”, che raccoglie soldi per pagare le spese legali agli affiliati con grane giudiziarie. Liguri e toscani hanno rapporti di ferro anche con gli hammerskin milanesi di “Lealtà Azione”, la cui popolarità ha raggiunto ormai livelli preoccupanti tanto da avere propri uomini nelle istituzioni locali. Da questa marea nera sempre in movimento, ecco spuntare una realtà imprevista: un movimento che si fa chiamare Partito comunitarista europeo (Pce). E sostiene apertamente i combattenti filorussi nel Donbass. (Paolo Biondani e Giovanni Tizian, L’Espresso)

Ma perché combattere con i filo-russi e non per gli ucraini, storicamente più vicini all’ideologia fascista?

Ma oggi anche i filorussi sono «nazional-comunisti», odiano gli immigrati, danno la caccia ai gay e vietano l’aborto. Il loro ideologo di riferimento è Aleksandr Dugin, il teorico della creazione di un «blocco euroasiatico», di una grande Russia nazionalista, tradizionalista, ortodossa, anti-capitalista e anti-occidentale. Ora anche i presunti reclutatori italiani dei combattenti filorussi si professano allievi di questo pensatore “rosso-bruno”, che ha riconosciuto apertamente la sua influenza sul presidente Vladimir Putin. In alcune università italiane, da mesi, i suoi allievi predicano che «destra e sinistra sono etichette superate, roba del secolo scorso». (Paolo Biondani e Giovanni Tizian, L’Espresso)

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