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Nizza, strage premeditata da mesi: 5 complici, c’è un tunisino “pugliese”

NIZZA – Quello di Nizza era un attentato premeditato “da diversi mesi”, e non la follia di un lupo solitario, maturata in pochi giorni come si era inizialmente ipotizzato. Mohamed Lahaouiej Bouhlel, l’attentatore franco tunisino di 31 anni ucciso dalla polizia, ha avuto “sostegni e complicità”. E’ la rivelazione shock della procura antiterrorismo di Parigi, in una giornata resa infuocata dalle polemiche sulle importanti falle emerse nel dispositivo di sorveglianza della Promenade des Anglais.

Il procuratore parigino Francois Molins ha spiegato alla stampa che secondo elementi di prova raccolti Mohamed Lahouaiej Bouhlel aveva premeditato il suo gesto “da diversi mesi”, smentendo in parte le affermazioni dei giorni scorsi secondo cui si sarebbe trattato di una radicalizzazione rapida e subito seguita da un passaggio all’azione. Inoltre, ha aggiunto, “le indagini hanno permesso di stabilire che almeno tre persone avrebbero fatto da intermediari per permettere a Bouhlel di ottenere la pistola che ha usato la sera dell’attentato”.

La notizia fa il paio con la convalida dell’arresto di cinque presunti fiancheggiatori, fermati nei giorni scorsi a Nizza, quattro uomini e una donna non noti ai servizi segreti. Tra questi c’è il tunisino “pugliese”, Choukri Chafroud, 37 anni. Il 14 luglio, tre ore prima della strage, è sulla Promenade con Boulhel. Le immagini di videosorglianza lo hanno ripreso nel tir bianco, lato passeggero. Choukri, incensurato, ha vissuto a Gravina, 40 km da Bari fino al 2015, lavorando in una masseria. Secondo gli investigatori francesi, sarebbe anche tornato in Puglia qualche settimana fa, ospite di alcuni connazionali.

In custodia c’è anche Ramzy A., il franco-tunisino di 22 anni fermato sabato scorso e condannato sei volte per reati di diritto comune tra il 2013 e il 2015. E’ lui ad aver ricevuto un sms del killer pochi minuti prima che si scagliasse con il suo camion sulla folla. Nel messaggino, Bouhlel si congratula, tra l’altro, per la “pistola” che il giovane gli ha fornito il giorno prima. Durante le perquisizioni presso l’abitazione del ragazzo sono stati trovati 2.500 euro in contanti, oltre 200 grammi di cocaina, e un kalashnikov in cantina.

Carcere preventivo anche per la coppia di albanesi, Artane H., incensurato, nato il 30 gennaio 1978, e la compagna Enkeledja Z., franco-albanese nata il 3 marzo 1974. L’uomo è sospettato di aver fornito la pistola calibro 7.65 usata dallo stragista. A fare da intermediario tra Bouhlel e i due albanesi sarebbe stato lo stesso Ramzy.

Ultimo  degli inquisiti è Mohamed Whalid G., franco-tunisino  di 40 anni, fermato venerdì scorso e presentato dalla polizia come una vecchia conoscenza dell’autista killer. L’uomo vive a Nizza da molto anni. E’ stato lui a parlare della radicalizzazione lampo dell’amico. Tra il 2015 e il 2016, i due si sono scambiati 1.278 chiamate, 155 con Choukri C.

Nel frattempo sulle autorità francesi, ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve in testa, infuria una tempesta di polemiche scatenata da Liberation, che in prima pagina lancia una pesante accusa: la versione del ministero sulla presenza della polizia nazionale a bloccare l’accesso al celebre lungomare per la serata del 14 luglio non regge alla prova dei fatti. Le immagini di videosorveglianza, esaminate da una “fonte nelle forze dell’ordine” che si è confidata con il quotidiano, mostrano che dalle 20.30 circa “un solo veicolo di polizia, quello degli agenti municipali, si trovava in mezzo alla carreggiata, dal lato del mare”.

Versione confermata da un’altra fonte confidenziale, citata stavolta da Le Parisien, secondo cui effettivamente la polizia nazionale aveva lasciato il posto a quella locale poco prima delle 21. Nel pomeriggio, la prefettura di Nizza prima e Cazeneuve poi hanno sostanzialmente confermato la notizia, precisandola: è vero, dicono che al primo punto di blocco della circolazione c’era solo una volante della municipale, ma 400 metri più avanti, poco prima di dove iniziava a raggrupparsi la gente, c’era un secondo punto di filtraggio sorvegliato stavolta dalla polizia nazionale.

Il ministro ha comunque annunciato di aver chiesto all’Ispettorato generale, organo di vigilanza della polizia, di avviare un’indagine amministrativa, in “un gesto di trasparenza e verità per le vittime e le loro famiglie”.

La mossa però non è bastata a placare gli attacchi dell’opposizione. Il portavoce dei Republicains, Guillaume Larrivé, chiede che “una commissione d’inchiesta parlamentare faccia piena luce su cos’è successo”, bacchettando il governo e la sua politica di “disarmo penale” che ha creato “degli ibridi, metà terroristi metà delinquenti”. Ancora più duro il Front National, che in una nota parla di “menzogna scandalosa” e ritiene “inevitabile” che Cazeneuve si dimetta.

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