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Norvegia: figli “troppo cristiani” tolti a genitori. Ma…

OSLO – Cinque bambini tolti dalle cure dei genitori e affidati ai servizi sociali. “Perché troppo cristiani”. In Norvegia sono settimane che si discute del caso della famiglia Bodnariu: romeno lui, norvegese lei, hanno 5 figli e vivono secondo i principi della loro religione essendo cristiani evangelici.

Ma, a causa della segnalazione della preside della scuola frequentata dalle due figlie più grandi, tutti i bambini sono stati affidati ai servizi sociali e dichiarati adottabili.

Come mai una decisione così drastica? Sul web le informazioni sono poche, perlomeno quelle in lingua inglese, e si trovano soprattutto siti e blog cristiani che ovviamente prendono le difese dei signori Bodnariu. Ma cercando emerge dell’altro, non semplice discriminazione religiosa. La storia è questa: Ruth e Marius hanno 5 figli: Eliana (9 anni), Noemi (7 anni), Matei (5 anni), Ioan (2 anni) e Ezekiel (4 mesi). Da novembre non possono più vederli, ad eccezione del più piccolo che viene ancora allattato.

Tutto è iniziato dopo una nota della direttrice della scuola frequentata dalle bambine. Una di loro aveva fatto a botte con una compagna e la preside ha fatto domande sui genitori e lo stile di vita, capendo che era molto fedele ai principi cristiani. La direttrice aveva espresso preoccupazione per queste posizioni radicali e dopo una segnalazione ai servizi sociali i bambini sono stati sottratti dalla loro famiglia di origine.

Ma nella relazione dei servizi sociali, secondo la testimonianza dello zio dei piccoli, non si fa riferimento alla religione dei genitori. Si parla di “abusi sui bambini”. In sostanza sotto accusa sono i metodi educativi di Ruth e Marius: secondo gli assistenti sociali (e secondo gli insegnanti) in particolare le bambine più grandi venivano indottrinate al punto da forzare i loro comportamenti e impedire il loro normale sviluppo psicologico. Gli abusi fisici sarebbero delle sculacciate che i genitori praticherebbero come “metodo correttivo”. Sculacciate che però in Norvegia sono reato e quindi rientrano nella nozione di abuso fisico.

La storia è quindi più complessa di quello che sembra. Va notato inoltre che la Norvegia, pur essendo un Paese laico, non bandisce l’insegnamento della religione cristiana a scuola. Nonostante una grande mobilitazione popolare per far tornare i bambini dalla loro famiglia, mobilitazione organizzata soprattutto da gruppi religiosi, sembra insomma che la storia dei piccoli Bodnariu sia una storia di abusi psicologici e fisici dettati dall’estremismo religioso, e non una storia di discriminazione religiosa.