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Omicidio Nadia Arcudi, il cognato Michele Egli ha confessato

COMO – A un mese dal ritrovamento del corpo di Nadia Arcudi, maestra elementare di 35 anni, ha confessato davanti al magistrato svizzero l’unico imputato, il cognata della donna, Michele Egli, informatico svizzero di 42 anni in carcere dall’ottobre scorso con l’accusa di aver ucciso la donna, il cui cadavere venne ritrovato in un bosco a Rodero (Como).

La notizia arriva dal Ministero Pubblico ticinese e dalla Polizia cantonale, che in una nota congiunta scrivono: “Durante il suo interrogatorio dinnanzi al Procuratore Pubblico, l’imputato ha ammesso di essere l’autore dell’azione avvenuta a Stabio che ha portato alla morte della vittima. Egli avrebbe agito da solo, circostanza che risulta compatibile con quanto emerso sinora dall’istruttoria. L’inchiesta dovrà comunque ancora chiarire con precisione le modalità dell’agire dell’imputato e il movente”.

Il cognato era stato fermato nei giorni successivi al delitto grazie ai carabinieri italiani, che lo avevano rintracciato e seguito durante un viaggio in Sicilia e poi ne avevano segnalato la presenza alla polizia svizzera. All’inizio l’uomo, marito della sorella della vittima, aveva raccontato di avere trovato la cognata morta in camera e di averne trasportato il cadavere in Italia “per non dare un dispiacere ai parenti”. Una versione già poco attendibile e che ora è superata dall’ammissione di colpevolezza.

Sull’omicidio sono aperte due inchieste in Svizzera e in Italia. Secondo i risultati dell’autopsia la donna è morta soffocata, si ritiene con un sacchetto di plastica in testa, e quindi trasportata nel bosco a ridosso del confine, dove venne scoperta da due passanti. Sul movente finora sono state fatte varie ipotesi: da quello passionale a quello economico per motivi di eredità.