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Pensioni di guerra agli ex nazisti: revocate solo 99 su 70mila

ROMA – Pensioni di guerra agli ex nazisti: revocate solo 99 su 70mila. Decine di migliaia di ex nazisti, sospettati di aver compiuto crimini contro l’umanità, continuano a ricevere la pensione di invalidità di guerra, nonostante una legge introdotta nel gennaio 1998 ne avesse stabilito la revoca. Lo si rileva da un rapporto elaborato per conto del ministero del Lavoro e degli Affari sociali di Berlino e pubblicato sul suo sito online.

Il rapporto cita una ricerca del Simon Wiesenthal Center, che ha indagato sull’efficacia della legge di due decenni fa, rilevando che su oltre 70.000 nomi per i quali si era posta la questione, solo in 99 casi è stato effettivamente decretato il ritiro della pensione. Gli incaricati del ministero tedesco hanno indagato le cause di quello che finora può essere considerato un fallimento dell’applicazione della legge, citando “l’elevato numero delle revisioni di decine di migliaia di casi, l’assenza di documenti chiave digitalizzati, ricorsi legali” e, in alcuni casi “apatia nell’implementazione della legge”.

Interpellata dall’agenzia Ap, la ministra Andrea Nahles ha ammesso che le attese sollevate dalla legge del 1998 “non sono state soddisfatte” ma ha aggiunto che la revoca delle pensioni “è ancora possibile in futuro”. Sempre all’Ap, Efraim Zuroff del Simon Wiesenthal Center ha definito i risultati “deludenti”: “Un numero così basso non lo immaginavo neppure nel peggiore dei miei incubi”, ha detto.

La revoca delle pensioni riguarda in particolare “persone che, durante gli anni del nazionalsocialismo hanno compiuto crimini contro l’umanità e lo Stato di diritto”, è scritto nel rapporto del ministero. Quando venne introdotta nel 1998, si riteneva che almeno 50.000 persone avrebbero perso il diritto alla pensione di guerra.