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Robot “persone elettroniche”. Tutele sul lavoro?

ROMA – Il crescente numero di robot lavoratori in Europa potrebbe presto classificarli come “persone elettroniche” e i proprietari di apparecchiature di questo tipo rischiano, se l’ Unione Europea decidesse di adottare un progetto per affrontare questa nuova realtà industriale, di dover pagare per loro la sicurezza sociale.

Oggi sempre più robot vengono impiegati nelle fabbriche, ma anche assunti per svolgere compiti come la cura della persona o nella chirurgia e la questione sta sollevando timori rispetto alla disoccupazione, la disuguaglianza di reddito, l’alienazione.

Una bozza di progetto del Parlamento Europeo, datata 31 Maggio, afferma che a causa della crescita di intelligenza di queste macchine, della diffusione e dell’autonomia, debbano essere revisionate alcune regole, dalla tassazione alla responsabilità legale.

Alcuni robot stanno anche cominciando a prendere sembianze umane, come quello dell’ azienda giapponese Toshiba, che alla Travel Expo accoglieva i visitatori, affiancato da quello francese dell’ Aldebaran Robotics, che invece dava informazioni.

Il progetto proposto dalla Commissione europea, invita a prendere in considerazione il fatto “che i robot autonomi più sofisticati vengano classificati come persone elettroniche, con diritti e obblighi specifici”.

Ha anche proposto la creazione di un registro per i robot autonomi intelligenti, che collegherebbe ciascuno a dei fondi costituiti per coprire le proprie responsabilità legali.

Patrick Schwarzkopf, direttore della VDMA, azienda di robotica, ha commentato: “Un quadro legale per i robot è qualcosa che potrebbe accadere in 50 anni, ma non in 10. Richiederebbe molta burocrazia e bloccherebbe i processi della robotica”, pur riconoscendo che un quadro giuridico per le automobili self-drive sarebbe necessario al più presto.

Nel report viene citato inoltre che robotica e intelligenza artificiale potrebbero causare un cambiamento radicale nel mondo del lavoro, portando i robot a svolgere il lavoro di un essere umano e, quindi, a prendere il suo posto. La questione sta cominciando a sollevare preoccupazioni sul futuro dell’occupazione e sulla vitalità dei sistemi di sicurezza sociale.

La proposta di progetto, elaborata dalla Commissione del Parlamento europeo per gli affari legali aggiunge che, ai fini fiscali, le organizzazioni dovrebbero dichiarare la cifra risparmiata in contributi previdenziali qualora si fossero avvalsi della robotica invece che delle persone.

Schwarzkopf ha detto che non vi è alcuna provata correlazione tra aumento della densità di robot e disoccupazione, sottolineando che il numero di dipendenti nell’industria automobilistica tedesca è aumentato del 13 per cento tra il 2010 e il 2015, mentre i robot per scopi industriali sono aumentati del 17 per cento nello stesso periodo.


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