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Rouen, chi è Adel Kermiche: killer appassionato di Isis dopo Charlie Hebdo

PARIGI – Era nato il 25 marzo del 1997 Adel Kermiche, un ragazzino, poco più di un ragazzino. E’ lui l’assassino di padre Jacques Hamel, il sacerdote sgozzato nella chiesa alle porte di Rouen in cui stava tenendo messa. Adel il ragazzino ha beffato tutti: polizia, magistratura, il braccialetto elettronico che doveva limitarne raggio d’azione e spostamenti, ennesima dimostrazione che la follia di un giovane esaltato è difficilmente prevedibile e quindi prevenibile.

Ma chi è Adel? Come è arrivato a tanto orrore nello spazio della sua giovanissima vita? Per ben due volte questo 19enne nato nato a Rouen ha tentato di arruolarsi con l’Isis in Siria. Ma in entrambi casi è stato incarcerato e  posto sotto controllo giudiziario con braccialetto elettronico. Era stato in carcere per un anno, rilasciato il 22 marzo scorso, e fino al 26 luglio era in libertà vigilata con il braccialetto elettronico ma poteva uscire di casa ogni giorno dalle 8.30 alle 12.30. Esattamente l’orario in cui ha colpito. In paese alcuni lo descrivono come un tipo “normale”, “calmo” e “tranquillo”, amava la “musica” e le “ragazze” e sognava di “fare il modello”. “Non sapevo fosse stato in Siria”, dice un vicino. La sua “radicalizzazione’ sarebbe cominciata dopo la strage a Charlie Hebdo. E’ stato dopo il gennaio 2015 che ha iniziato a frequentare assiduamente la moschea e a straparlare contro gli infedeli e l’Occidente, tanto che i suoi coetanei l’avevano un po’ allontanato. Una famiglia integrata la sua: il fratello ingegnere, la sorella impiegata. Per il resto le mode, i giochi e le aspirazioni di un qualsiasi adolescente francese, perché questo era Adel: un cittadino francese, nato in Francia.

Sono le 9:25 del mattino quando i terroristi irrompono nella chiesetta di Saint-Etienne, borgo residenziale a sud della zona industriale di Rouen. Padre Jacques Hamel, il sacerdote di 86 anni celebra la messa insieme a quattro fedeli. Comincia l’orrore. Viene costretto a mettersi in ginocchio, lui cerca di difendersi ma è l’inizio della fine. Sgozzato senza pietà, tra le urla, davanti a tre suore e una coppia di fedeli, mentre uno dei boia filma la scena. Hanno “fatto una specie di sermone in lingua araba intorno all’altare. Era orribile”, racconta suor Danielle, uno degli ostaggi ancora sotto choc, che riuscirà miracolosamente a fuggire avvertendo i soccorsi. La zona viene presidiata da agenti dalle teste di cuoio. Dalla descrizione di Molins emerge che gli ostaggi vengono usati come scudi umani. Prima – ha spiegato – si tenta “una trattativa attraverso la porta secondaria” ma i Robocop di Gendarmeria e Police Nationale non possono entrare perché “i tre ostaggi si trovavano in posizione di muro”. Improvvisamente dall’ingresso principale escono due suore e un fedele, i terroristi avanzano coperti subito dietro di loro. Tenevano i coltelli in pugno – anche una finta cintura esplosiva – e gridavano ”Allah Akbar”, racconta Molins. Poi la pioggia di colpi. Per gli ostaggi rimasti in vita è la fine di un incubo – i due assalitori sono ormai morti, a terra – ma all’interno della chiesa è profondo rosso. Per Padre Jacques non c’è più speranza. Un altro fedele di 86 anni ferito gravemente viene ricoverato insieme ad altri due feriti lievi. In serata Molins annuncerà che l’anziano signore non è più in pericolo di vita.

(foto Ansa)

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  • Rouen, uno dei due terroristi in prigione fino al 22 marzo4
  • Rouen, uno dei due terroristi in prigione fino al 22 marzo (foto Ansa)
  • La chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray
  • Francia: ostaggi in una chiesa vicino Rouen
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