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San Pietroburgo, attentato in metro: 14 morti. Terrorista kamikaze è un russo kirghizo legato ai siriani

  • San Pietroburgo, attentato in metro: 11 morti. Ipotesi terrorista islamico kamikaze
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San Pietroburgo, attentato in metro: 11 morti. Ipotesi terrorista islamico kamikaze

San Pietroburgo, attentato in metro: 11 morti. Ipotesi terrorista islamico kamikaze

SAN PIETROBURGO – Ormai restano pochi dubbi: sembra sia stato un kamikaze a compiere l’attentato che lunedì 3 aprile ha fatto strage nella metropolitana di San Pietroburgo, uccidendo quattordici persone e ferendone quaranta. Dopo le prime informazioni trapelate dall’intelligence kirghiza, anche gli inquirenti russi confermano. Il Comitato investigativo della Federazione sostiene che l’esplosione sia stata causata da un giovane kirghizo di 22 anni, musulmano con legami con i miliziani siriani, “i cui resti sono stati rinvenuti nel terzo vagone del treno della linea blu. L’identità dell’attentatore è stata individuata ma al momento non verrà diffusa per ragione investigative”. Gli investigatori stanno controllando la posizione di due possibili complici, un ragazzo e una ragazza, sempre dell’Asia Centrale.

Le piste più accreditate no quelle che portano all’Isis e al terrorismo islamista di matrice caucasica (quello che cresce da decenni in Cecenia, repubblica indipendentista della Federazione), e che peraltro hanno profondi legami. L’attentatore suicida sarebbe un giovane di 22 anni originario dell’Asia centrale legato all’estremismo islamico che avrebbe portato la bomba in metropolitana nascondendola in uno zaino. Secondo l’intelligence del Kirghizistan si tratterebbe di Akbarzhon Jalilov, un cittadino russo di origine kirghiza nato a Osh nel 1995.

Nel pomeriggio di lunedì, a poche ore dalla strage, alcuni media russi avevano pubblicato l’immagine di un uomo di mezza età di carnagione scura, con una barba folta e addosso una lunga veste nera e un copricapo nero sostenendo che si trattasse del presunto colpevole della strage, identificato dagli investigatori usando i filmati delle telecamere interne della metropolitana. Successivamente la notizia è stata però smentita da Interfax, secondo cui l’uomo si sarebbe presentato spontaneamente alla polizia assicurando di non aver nulla a che vedere con l’attentato.

Non è chiaro al momento quante siano le persone ricercate. Prima i giornali russi parlavano di due sospettati: “Uno di loro – aveva spiegato una fonte – è colui che ha messo l’ordigno poi esploso nel vagone del treno, l’altro quello che ha lasciato alla stazione Ploshchad Vosstaniya la bomba” poi disinnescata dagli artificieri. Adesso sembra farsi strada l’idea che anche l’ordigno inesploso sia stato in realtà piazzato dalla stessa persona, cioè dal presunto attentatore suicida prima che si facesse saltare in aria.

Sembra insomma ancora presto per trarre delle conclusioni. Sui giornali si punta il dito contro i tagliagole del sedicente Stato islamico o contro possibili terroristi ceceni o daghestani. L’Isis potrebbe voler vendicare i raid aerei russi in Siria, una voglia di vendetta che ha già portato mesi fa all’assassinio dell’ambasciatore russo in Turchia. E una tesi a favore della quale gioca anche il fatto che, parola di Putin, in Siria a combattere nelle file degli estremisti ci sarebbero circa 4.000 cittadini russi. E alcuni di loro sarebbero tornati in patria.

Non è poi da escludere che gli ideatori dell’attentato abbiano voluto lanciare una sorta di sfida al leader del Cremlino, colpendo San Pietroburgo proprio mentre Putin si trovava in quella zona, nel palazzo ‘Konstantinovski’ di Strelna, per incontrare il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.

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