Cronaca Europa

Sconfigge il cancro e poi ottiene risarcimento dall’ex datrice di lavoro

Sconfigge il cancro e poi ottiene risarcimento dall'ex datrice di lavoro

Sconfigge il cancro e poi ottiene risarcimento dall’ex datrice di lavoro

LONDRA – Una donna inglese, sopravvissuta al cancro, ha ottenuto 54.500 euro di risarcimento dopo una dura battaglia legale contro l’ex datrice  di lavoro, che la accusava di non aver “lavorato un solo giorno” mentre la poveretta lottava per  vincere la malattia. 
Eimear Coghlan, 34 anni, lavorava in un ambiente “ostile ed offensivo”, dove a causa del suo stato di salute, riceveva insulti e minacce, è emerso in tribunale.
Inizialmente, la donna era trattata con simpatia dalla datrice, Poonam Dhawan-Leach e con lei aveva instaurato un rapporto “amichevole ed affettuoso” ma dal febbraio 2015, dopo la scoperta della malattia, le cose sono iniziate a cambiare.
Tra le due donne si è scatenata una diatriba, le concessioni che la Coghlan aveva ricevuto vennero presto revocate: l’accordo era che la Coghlan, quando non si sentiva bene avrebbe potuto  lavorare da casa;  il suo ufficio fu spostato in un’altra area e la datrice le concedeva tutti i permessi necessari per fare le visite di routine.
Poco tempo dopo, fu costretta a dover inviare un certificato medico ogni volta che si assentava e le giornate di lavoro le sarebbero state retribuite con un compenso ridotto. La giovane donna aveva la comprensione degli altri colleghi, ma  ad aprile del 2015, esplose il problema: in un’email la datrice spiegava che, nonostante gli sforzi per presentarsi al lavoro, “non era in grado di lavorare”.
In tribunale, il giudice ha stabilito che la manager, chiedendole i certificati medici,  ha “violato la dignità di persona malata”.
“Una condotta che ha creato un ambiente  ostile ed umiliante per la giovane donna, che invece aveva bisogno di incoraggiamento”.
“La spiegazione più plausibile, è che la donna non era preparata ad un avvenimento del genere e, invece di pensare alla salute della sua impiegata, ha preferito mantenere il diritto di dare istruzioni alla ragazza e che non potevano essere eluse”, ha concluso il giudice.

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