Cronaca Europa

Spit hood, nuova tecnica di arresto della polizia fa discutere

Spit hood, nuova tecnica di arresto della polizia fa discutere

Spit hood, nuova tecnica di arresto della polizia fa discutere

LONDRA – Si chiama spit hood, letteralmente “cappuccio anti-sputo”, a metà strada tra un sacco e un cappio, ed è una nuova tecnica di arresto che impedisce alle persone in manette di aggredire i poliziotti. Due anni fa è stato introdotto nell’equipaggiamento della polizia inglese e subito le associazioni umanitarie sono insorte. Finora è stato applicato solo in 151 occasioni, ma il nuovo regolamento darebbe carta bianca alle forze dell’ordine che potranno utilizzarlo indipendentemente dalla pericolosità o meno dell’arrestato.

I detrattori del cappuccio anti-sputo ne denunciano l’oppressione e la pericolosità: oltre ad umiliare e coprire l’arrestato, impedisce a tutti, anche agli stessi poliziotti, di accertare l’identità o lo stato di salute del fermato. Amnesty International, Liberty e Inquest, all’unisono fanno notare che “la polizia ha già un equipaggiamento completo per l’arresto: manette, lacci, manganelli e spray al peperoncino. Non ha bisogno di un altro strumento, oltretutto così medievale”. Ma dall’altra parte le forze dell’ordine rispondono che il cappuccio è utile a preservare l’incolumità degli agenti perché garantisce che non ricevano sputi, morsi ed eventuali infezioni.

Certo è che nelle concitate fasi di un arresto il rischio di incidenti potrebbe spaventosamente aumentare: basti pensare al numero di morti per mano della polizia con la ghigliottina, la discutibile presa al collo con cui vengono immobilizzati i sospetti. Con il cappuccio il soffocamento è quasi assicurato.

In Gran Bretagna la polemica sullo spit hood è tornata ad accendersi nelle ultime settimane proprio in seguito alla di un uomo fermato dalla polizia con il famigerato strumento coercitivo e bloccato a terra con un agente accovacciato pericolosamente sulla sua testa.  L’avvocato dell’uomo ha detto alla stampa: “Lo spit hood è pericolosissimo. Con il volto coperto in quel modo, nessuno può capire, ad esempio, se una persona è ferita o ha problemi respiratori o legati ad attacchi di panico”.

 

 

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