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Svizzera come Danimarca: confisca beni ai rifugiati

La Confederazione Elevetica ha deciso di seguire l'esempio danese: confischerà a rifugiati e richiedenti asilo beni fino a 10mila franchi svizzeri (circa 9mila euro) per pagare le spese per l'accoglienza

BERNA  –  La Svizzera segue l’esempio della Danimarca e impone ai rifugiati e ai richiedenti asilo di consegnare beni personali fino a 10mila franchi svizzeri (circa 9mila euro) per pagare le spese di accoglienza.

Ai migranti viene consegnato, al loro arrivo alla frontiera, un volantino nel quale è scritto “di consegnare i propri beni in cambio di una ricevuta”. Sul foglietto è anche scritto: “Se avete proprietà di valore maggiore di mille franchi svizzeri quando arrivate in un centro di accoglienza dovete consegnare tali asset economici in cambio di una ricevuta”.

L’autorità per l’immigrazione (Sem) ha spiegato la misura dicendo che la legge chiede ai richiedenti asilo e rifugiati di contribuire quando possibile ai costi per l’assistenza sociale.

“Se qualcuno se ne va volontariamente entro sette mesi può riavere indietro il denaro e portarlo con sé. Altrimenti i soldi coprono i costi che genera”, ha chiarito una portavoce.

 

IL PRECEDENTE IN DANIMARCA – Solo due giorni fa era stata la Danimarca a prendere una decisione simile: Copenaghen ha infatti deciso di sequestrare ai migranti i loro beni, fatta eccezione per quelli strettamente personali come le fedi matrimoniali, per pagare le spese di accoglienza e di soggiorno nei centri.

Il provvedimento ha sollevato un’ondata di critiche ed è stata da più parti bollata come xenofoba e che, secondo alcuni, ricorda il sequestro praticato dai nazisti sugli ebrei deportati nei lager.

(Nelle foto Lapresse, i controlli ai confini della Danimarca)

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