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Margareth Thatcher fece pressioni sul numero uno del Partito comunista sovietico, Mikhail Gorbaciov, perché bloccasse i finanziamenti sovietici destinati a sostenere i minatori in sciopero dal 1984 al 1985. Lo riporta il quotidiano britannico The Guardian, citando documenti governativi a cui è stato tolto il segreto.
Era il 1948, il sindacato dei minatori britannici non aveva più fondi perché un’ordinanza di un tribunale gli aveva sequestrato tutti i beni. Il leader sindacale Arthur Scargill aveva ottenuto dai “colleghi” sovietici una donazione di ben un milione di dollari dai propri stipendi. Ma il governo britannico si accorse dell’accordo e la Thatcher intervenne in prima persona.
Approfittando della visita programmata a Londra di Gorbaciov, erede designato di Konstantin Chernenko, la Thatcher sottolineò come un eventuale trasferimento di fondi al sindacato sarebbe stato considerato “una questione molto grave” che avrebbe potuto mettere a rischio le relazioni bilaterali tra i due Paesi. Mosca replicò sottolineando come i sindacati sovietici fossero indipendenti e il governo non fosse responsabile delle loro scelte finanziarie. Gorbaciov in persona – che risultò in seguito aver autorizzato personalmente la donazione – disse di essere all’oscuro della questione, ma imbarcatosi nel programma di riforma dello Stato sovietico decise in seguito che la soluzione migliore fosse quella di mantenere i buoni rapporti con Londra e sacrificò gli interessi dei minatori, ai quali non giunse alcun aiuto.
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