Blitz quotidiano
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Turchia mette al bando Shakespeare, Cechov, Dario Fo

ROMA – Turchia mette al bando Shakespeare, Cechov, Dario Fo. Le purghe turche, insegnanti, poliziotti, magistrati, dipendenti pubblici licenziati quando non arrestati in massa, non risparmiano nemmeno i grandi del teatro, morti o vivi, purché occidentali: la decisione del Turkish State of  Theaters intima infatti che non vengano più rappresentati in patria William Shakespeare, Anton Cechov, Bertolt Brecht, Dario Fo. Sì, anche il nostro commediografo più rappresentato all’estero e premio Nobel della Letteratura può fregiarsi di una vera e propria medaglia al valore.

La sua opera è off-limits in Turchia: contrasta, come le opere immortali di Shakeaspeare e Cechov, con lo “spirito nazionale turco”, locuzione di difficile interpretazione senza i concetti di regime, censura, isolamento culturale. Dario Fo non può che esprimere preoccupazione, certo mista a un po’ di soddisfazione personale per essere stato accomunato a cotanti autori.

C’è una strana notizia sui giornali. Un veto duro e pesante, imposto dai dirigenti turchi, per cui tutti gli autori di teatro stranieri saranno vietati: in particolare Shakespeare, Brecht, Checov e poi un certo Dario Fo. E’ un grande onore essere censurati insieme a questi grossi personaggi. Un altro premio Nobel, ha detto qualcuno, dovresti essere felice. Io non lo sono molto perché penso che soprattutto in questo momento, come succedeva negli anni ’70 proprio in Turchia, c’è una reazione pesante per quanto riguarda la cultura”.

“Guarda caso – prosegue l’autore – stiamo recitando e presentando a Cesenatico una mostra di pittura su uno dei pensatori più importanti: Darwin. C’è stata una reazione al discorso di Darwin, contro questa idea che faceva nascere l’uomo non direttamente da Dio ma da altri animali. Questo rovesciamento ha creato una reazione pesante, Darwin è stato insultato. Sono nati processi, gente arrestata, cacciata e noi ne abbiamo voluto parlare con successo. Oggi sappiamo di essere censurati, cioè una cosa così in Turchia non sarebbe permessa. Meno male che siamo ancora in Italia”. (Dario Fo, Ansa)