Cronaca Europa

Uber la guerra dei taxi a Londra. Sindaco accusato: 30mila sterline dal sindacato

Sadiq Khan (foto Ansa)

Sadiq Khan (foto Ansa)

LONDRA – Il sindaco di Londra Sadiq Khan è accusato di “essersi piegato al sindacato dei tassisti che hanno finanziato la sua campagna elettorale”, come rivelato dal Daily Mail. 

Khan, che a maggio 2016 ottenne dal sindacato la somma di 30.000 sterline a sostegno della corsa contro Zac Goldsmith, è accusato dal conservatore Chris Pulp di aver deluso i londinesi e aggiunto:”Ha messo gli interessi del sindacato prima di quelli dei cittadini che vogliono scelta e convenienza”.

La decisione di bannare a Londra la compagnia Uber, la scorsa notte ha subìto un contraccolpo, alcuni hanno affermato che sia il risultato di “interessi di parte”. 

Il 22 settembre, Uber si è vista ritirare la licenza di operare a Londra: l’autorità di regolazione dei trasporti della capitale britannica (TFL) ha giudicato il servizio di trasporto automobilistico privato “inadatto e inadeguato”.
L’iniziativa ha fatto infuriare i milioni di clienti Uber, che hanno lanciato una petizione firmata già da 580.000 persone.

C’è la paura, inoltre, che l’iniziativa potrebbe essere esteso in altre 40 città tra cui Manchester, Glasgow e Cardiff.
La giornalista Esther Rantzen ha espresso il timore che l’assenza di taxi Uber metta in pericolo le persone che escono a tarda notte.  

L’app, che collega i passeggeri ai conducenti attraverso smartphone con tecnologia GPS, è molto popolare a Londra: in tutto si calcolano 3,5 milioni di utenti e 40.000 autisti. 

Anche se Khan ha affermato che Uber manca di “responsabilità aziendale”, i deputati hanno accusato il sindaco di piegarsi alla pressione sindacale, proprio in funzione del contributo di 30.000 sterline per la campagna elettorale, offerto dal sindacato che rappresenta i conducenti dei celebri “black cabs” londinesi.

GMB, terzo sindacato del Regno Unito, che ha quasi 640.000 membri e per anni ha svolto campagne  contro la presenza di Uber a Londra, ha definito il divieto una “vittoria storica”.

Spiegando la sua decisione, il TFL ha ricordato che Uber era finito sotto accusa nel Regno Unito per non aver denunciato alla polizia alcuni reati commessi dai suoi autisti, fra cui molestie sessuali nei confronti dei clienti.

“Sarebbe un errore autorizzare Uber se qualcosa minaccia la sicurezza dei clienti londinesi” ha dichiarato Khan.
L’azienda, che dà lavoro a più di 40.000 conducenti a Londra e conta 3.5 milioni di clienti nella capitale, ha deciso di fare ricorso.

Jeremy Corbin ha appoggiato l’iniziativa di bannare Uber mentre Greg Hands, parlamentare del partito conservatore, ha condannato la decisione del TFL (l’Atac londinese) presieduto da Sadiq Khan che minaccia di “lasciare disoccupate 40.000 persone e a piedi i 3,5 milioni di utenti Uber”.

“Uber deve tener conto delle preoccupazioni in materia di sicurezza, è importante che ci siano condizioni elequibrate nel mercato del noleggio privato ma il divieto comporterà enormi disagi per milioni di londinesi e dimostra che il sindaco di Londra non è aperto agli affari e all’innovazione”.

“E’ un errore madornale. Sadiq Khan dovrebbe immediatamente revocare la decisione”.

Tom Tugendhat, deputato conservatore, ha affermato che Khan è un “luddista” deciso a “spegnere Internet”.

“Bannando Uber, Khan mostra un socialismo che implica il controllo, mentre Interner spinge verso la libertà di scelta. Uber ha dei problemi, ma il sindaco che toglie la licenza fa tornare al secolo scorso”.

Khan, a sua volta, afferma che “la rabbia degli utenti deve essere indirizzata a Uber che non rispetta le regole”.
La notizia del mancato rinnovo della licenza è stata una bomba, il econducente di un black cab fuori dalla stazione di Paddington, ha festeggiato.

Le grandi città tra cui Liverpool, Manchester e Newcastle stanno monitorando la situazione.
Il sindaco di Liverpool, Joe Anderson, ha dichiarato di essere “convinto che la liberalizzazione dei taxi stia falsando la concorrenza e impedisca alle alle autorità di rilascio delle licenze di svolgere il proprio lavoro”.

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