Cronaca Europa

Ucraina, tregua violata: scontri vicino a Donetsk, decine di morti

Ucraina, tregua violata: scontri vicino a Donetsk, decine di morti

(Foto Lapresse)

MOSCA – Si riaccende il conflitto in Ucraina. E con esso il braccio di ferro tra Mosca da una parte e Kiev e i suoi alleati occidentali dall’altra, con Washington che minaccia “nuovi costi” per la Russia per le sue responsabilità nella guerra nel Donbass.

Dopo circa tre mesi in cui una tregua fragile e troppo spesso violata aveva ridotto l’intensità dei combattimenti, mercoledì 3 giugno le truppe governative e i separatisti filorussi si sono scontrati nelle zone di Marinka e Krasnogorivka, due cittadine circa 15-20 chilometri a ovest della roccaforte dei separatisti Donetsk. Ma bombardamenti di artiglieria si registrano anche in altre zone del Donbass, e i morti – tra cui numerosi civili – potrebbero essere decine.

Le autorità di Kiev accusano i separatisti di aver lanciato un’offensiva su Marinka prima dell’alba attaccando le postazioni ucraine con circa mille miliziani e una decina di carri armati. I ribelli negano di essere stati loro a dare inizio alle ostilità, e accusano a loro volta le truppe ucraine di aver aperto il fuoco su Donetsk e dintorni con l’artiglieria uccidendo in tutto 15 persone tra miliziani e civili. E lasciando intrappolati sottoterra per alcune ore circa mille operai delle miniere di carbone Zasiadko e Skocinski, rimaste senza energia elettrica dopo un bombardamento. I minatori comunque – assicurano i separatisti – sono poi stati portati tutti in salvo.

I combattimenti sono durati quasi 12 ore, e le autorità ucraine sostengono che due soldati sono stati uccisi e 30 sono rimasti feriti, mentre secondo il consigliere del ministero dell’Interno di Kiev, Zoran Shkiriak, i caduti nelle file separatiste sarebbero “più di 15”. Stando ai servizi di sicurezza di Kiev, inoltre, a Marinka sarebbero morti anche quattro soldati delle forze speciali russe.

Difficile accertare se queste informazioni corrispondano al vero, ma di certo l’intensificarsi dei bombardamenti d’artiglieria ha causato nuove vittime tra i civili: una a Marinka, almeno quattro a Donetsk, una a Yenakiyeve, e infine due nella regione di Lugansk, dove l’auto sulla quale viaggiava una coppia di anziani coniugi è stata centrata da un proiettile di mortaio.

Sia i governativi sia i ribelli sono tornati a fare largo uso di armi pesanti, compresi i micidiali quanto imprecisi missili Grad. E questo nonostante gli accordi di Minsk-2 siglati a febbraio prevedano il ritiro dal fronte di armi pesanti come cannoni, carri armati, mortai e missili.

L’escalation del conflitto registrata mercoledì rischia di mettere a repentaglio gli sforzi per cercare di mettere fine a una guerra in cui hanno finora perso la vita più di 6.400 persone.

Un cattivo segnale era arrivato già martedì da Minsk, dove una riunione del Gruppo di contatto Kiev-Mosca-Osce-separatisti è stata rinviata al prossimo fine settimana. E dopo gli scontri la portavoce del dipartimento di Stato Usa, Marie Harf, ha minacciato “nuovi costi” per la Russia, che, secondo la rappresentante di Washington, ha una “responsabilità diretta” su quanto avvenuto e dovrebbe “impedire questi attacchi e far rispettare il cessate il fuoco”. Ma da parte sua il Cremlino, accusato di armare e sostenere militarmente i ribelli anche con propri soldati, punta il dito contro Kiev e si dice “profondamente preoccupato” per “le azioni provocatorie delle forze armate ucraine”.

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