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Valeria Solesin, qualcosa non torna. Fidanzato in Procura

Valeria Solesin è morta abbracciata al fidanzato, Andrea Ravagnani? E allora perché per giorni dopo l'attentato alla sala da concerto del Bataclan di Parigi, venerdì 13 novembre 2015, della ricercatrice veneziana si sono perse le tracce?

VENEZIA – Valeria Solesin è morta abbracciata al fidanzato, Andrea Ravagnani? E allora perché per giorni dopo l’attentato alla sala da concerto del Bataclan di Parigi, venerdì 13 novembre 2015, della ricercatrice veneziana si sono perse le tracce? 

Sul mistero, ma soprattutto sulla dinamica esatta dell’attentato terroristico di un gruppo di cittadini belgi e francesi di origine araba legati all‘Isis, cerca di far luce ancora oggi la Procura di Venezia.

Un’agenzia Ansa battuta all’indomani della strage che fece 93 morti scriveva:

“Neppure il fidanzato di Valeria Solesin, la giovane veneziana, che ieri sera si trovava al Bataclan a Parigi, ha notizie di lei. Andrea Ravagni si trovava nel locale, al concerto, con la ragazza, con sua sorella Chiara e il fidanzato di quest’ultima, Stefano Peretti, di Verona. “Al momento dell’attacco terroristico con Valeria si sono persi e tuttora non si hanno notizie della ragazza” spiega all’ANSA la zia di Andrea e Chiara Ravagni, Flavia Angeli, che ha sentito oggi al telefono Peretti.

Oggi, invece, sulle colonne del Corriere della Sera Andrea Priante ed Elisabetta Rosaspina danno un’altra ricostruzione dei fatti di quella notte.

“Non si sentono più raffiche, soltanto lamenti. Una mano scuote leggermente la spalla di Andrea: «È tutto finito! Alzati!», lo incoraggia un agente delle forze speciali francesi.

Dal pavimento, dove si era buttato due ore prima con Valeria, cercando di proteggerla dalla selva di proiettili che i tre terroristi stavano scaricando sulla folla in platea, Andrea è il solo dei due a rimettersi in piedi. Attorno a lui, tanti altri corpi immobili e insanguinati, come Valeria. L’abbraccio che quella sera avrebbe voluto unire anche i loro destini si scioglie per sempre”.

Adesso Ravagnani è stato chiamato nuovamente dagli investigatori per cercare di ricostruire con precisione la dinamica dell’attentato.

Ravagnani aveva già testimoniato il 21 novembre, ma questa volta la descrizione esatta dei loro movimenti al Bataclan serve a capire come si è mosso anche il gruppo degli assassini e a confermare (o smentire) che non fossero più di tre, ovvero i tre terroristi uccisi nello scontro a fuoco con i reparti speciali francesi. Il timore è che qualche complice possa essersi dileguato nella confusione seguite alla strage.

Scrivono Priante e Rosaspina:

 

“La traiettoria del colpo, uno soltanto, che ha attraversato dall’alto verso il basso il volto della ricercatrice veneziana, aveva fatto pensare inizialmente alla presenza di almeno un quarto elemento fra i terroristi. E che uno di loro sparasse dalla balconata del teatro sul pubblico, rimasto ostaggio in platea. La direzione del proiettile, invece, si spiega con il fatto che Andrea e Valeria erano sdraiati al suolo, abbracciati, quando il jihadista è arrivato vicino a loro e li ha puntati. (…).

«Mi è sembrato che avessero il viso coperto – ha riferito Andrea -. Sparavano ad altezza d’ uomo… Sentivo i terroristi che continuavano a sparare, e noi ci siamo stesi a terra, ero abbracciato a Valeria…». A tre mesi, domani, dalla catena di attentati che hanno sconvolto Parigi tra la sera del 13 e del 14 novembre scorsi, gli inquirenti cerano di ricomporre il gigantesco mosaico degli avvenimenti susseguitisi tra lo Stade de France, il X e l’ XI arrondissement e Saint-Denis. All’ inchiesta francese si affiancano quelle delle Procure di Roma e di Venezia, per la morte di Valeria”.


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