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Yukos, Aja annulla risarcimento da 50 mld. Putin festeggia

L’AJA  –  La Corte distrettuale dell’Aja, nei Paesi Bassi, annulla il risarcimento da 50 miliardi di dollari che la Russia avrebbe dovuto pagare agli azionisti della Yukos, azienda petrolifera russa dell’oligarca anti-Putin Mikhail Khodorkovski, in base ad un arbitrato del 2014. Il Cremlino festeggia la sentenza e Khodorkovski twitta: “L’Occidente ha allentato la pressione su Mosca”.

 

Secondo un avvocato degli azionisti il tribunale dell’Aja non ha riconosciuto la competenza del collegio arbitrale sul caso, che si fondava sull’Energy Charter Treaty, firmato ma mai applicato dalla Russia che, rappresentata in tribunale da avvocati statunitensi, lo riteneva applicabile solo a investitori stranieri.

Il risarcimento era stato assegnato da un collegio della Corte Permanente di Arbitrato, anch’essa basato all’Aja, cui avevano fatto ricorso alcuni azionisti guidati dalla Gml, la società controllata da Leonid Nevzlin (ex vice presidente della stessa Yukos) al quale Khodorkovsky aveva trasferito il suo pacchetto azionario di maggioranza nel 2005, due anni dopo essere stato arrestato e condannato per frode a dieci anni di carcere.

Gli azionisti della Yukos hanno annunciato che faranno ricorso contro la decisione del tribunale olandese. “Faremo appello contro questa sorprendente decisione della Corte dell’Aja e abbiamo piena fiducia che lo stato di diritto e la giustizia prevarranno”, ha dichiarato Tim Osborne, direttore della Gml.

Gelido il commento di Khodorkovski, che ha twittato: “L’Occidente ha deciso di ridurre la pressione. I miei amici continueranno la lotta. Io invece ho sempre optato e opto per un cambiamento del regime attraverso un’altra via”.

LA REAZIONE DEL CREMLINO – La sentenza è stat invece ben accolta dal Cremlino, che, attraverso il portavoce del presidente russo Dmitri Peskov, ha definito il verdetto “molto significativo” e ha commentato: “Una decisione del tribunale dell’Aja è stata ribaltata probabilmente per la prima volta in 20 anni. Siamo consapevoli che questa non è la fine della storia e che il lavoro continuerà in un certo numero di giurisdizioni. Ci aspettiamo che tutti i paesi inizino immediatamente a fermare le procedure di applicazione della sentenza del 2014″.