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Sassari, rapina alla Mondialpol: “Polizia con armi del 1978”

SASSARI – Rapina da 11 milioni di euro alla Mondialpol di Caniga, in provincia di Sassari. Un commando di sette persone ha svuotato il caveau dell’istituto di vigilanza davanti alla motorizzazione civile. Dopo avere sfondato il muro di cinta con un escavatore, spiega la Nuova Sardegna, i banditi hanno esploso una trentina di colpi d’arma da fuoco. E scoppia la polemica: perché la polizia non sarebbe stata dotata delle armi adeguate per fermare i criminali.

La denuncia arriva da Mauro Pili, deputato di Unidos, secondo il quale la polizia ha dovuto fronteggiare la rapina con giubbotti antiproiettile scaduti e armi vecchie, in particolare risalenti al 1978, e nessuna torcia, ma solo telefonini per farsi luce nel caveau.

Ecco quanto scrive il quotidiano La Nuova Sardegna:

“La polizia non poteva affrontare seriamente i banditi che hanno dato l’assalto alla sede della Mondialpol di Caniga, a Sassari, scappando con un bottino di 11 milioni di euro, il più alto di sempre in Sardegna. Lo afferma il parlamentare di Unidos Mauro Pili, con una denuncia che fa rumore e che mette seriamente in discussione la capacità di intervento delle forze dell’ordine.

Giubbotti antiproiettile scaduti, mitra vecchi di 38 anni, i telefoni cellulari e non le torce per illuminare la scena della rapina: questa, secondo Pili, la dotazione a disposizione della polizia per affrontare dai dieci ai venti banditi armati di kalashnikov.

Pili ha affidato la sua clamorosa denuncia a Facebook. Dice che «serve a sollevare il velo pietoso di chi vuole coprire una situazione gravissima e intollerabile», e aggiunge che fa tutto ciò a tutela degli agenti e degli operatori delle forze dell’ordine e dei cittadini”.


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