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Alfredo Cornaglia, medico filantropo: 24 milioni in eredità ai malati terminali

TORINO – Medico filantropo lascia in eredità 24 milioni alla fondazione che si occupa di malati terminali. Alfredo Cornaglia, primario di Radiologia alla clinica dermatologica San Lazzaro a Torino, è morto lo scorso febbraio. Alcuni mesi prima, però, aveva già deciso a chi destinare i suoi beni.

Cornaglia, infatti, prima di morire ha deciso di affidare la gestione dei soldi alla Compagnia di San Paolo, con il vincolo di finanziare la Fondazione Faro. Inoltre il medico ha lasciato scritto che i soldi dovranno essere spesi per sostenere le attività di assistenza ai malati terminali e ai loro parenti, oppure per creare un nuovo hospice o ancora per ampliare quello che già esiste all’ospedale San Vito di Torino.

Spiega Stefano Parola su Repubblica: 

L’avvocato Angelo Benessia la definisce una forma di «filantropia laica», perché «di solito chi vuole legare il suo nome a un’opera di beneficenza molto importante pensa alle istituzioni religiose, ma esistono invece altre istituzioni, come appunto le grandi fondazioni ex bancarie, che perseguono scopi sociali con assoluta trasparenza ». Del resto, è stato proprio Benessia a suggerire questa strada a Cornaglia. Ai tempi l’avvocato era il presidente della Compagnia di San Paolo e, quando il medico si presentò nel suo studio spiegandogli che avrebbe voluto creare una propria fondazione, Benessia gli consigliò di affidare il suo patrimonio a chi aveva già le competenze necessarie per farlo fruttare e per trasformare poi il rendimento in atti di bontà.

Dunque a breve nascerà il “Fondo Opera di Alfredo Cornaglia”, che avrà un comitato di gestione che stabilirà come amministrarlo e come indirizzare le erogazioni. Lo farà sulla base di quanto proposto da un comitato di supporto, in cui ci saranno rappresentanti della Compagnia e della Faro, oltre all’esecutore testamentario Franco Greppi e allo stesso Benessia. Piero Gastaldo, il segretario della fondazione bancaria, non è stupito dalla scelta di Cornaglia: «In fondo è proprio grazie alle grandi donazioni che si è costruita tra il ‘600 e il ‘700 una parte consistente del patrimonio della Compagnia. Oggi continua a esserci una propensione alla generosità, abbinata però a una ricerca di efficienza e di efficacia della donazione. In Italia c’è ancora un ampio potenziale filantropico che non è ancora stato valorizzato».

 


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