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Libia. Medici e parà italiani per ospedale da campo a Misurata

ROMA – L’operazione ‘Ippocrate’ è cominciata. I medici e gli infermieri dell’Esercito Italiano, che dovranno gestire un ospedale da campo in Libia, sono già arrivati a Misurata, con tanto di parà preposti alla loro protezione. A renderlo noto è il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervenuta a una festa locale del Pd, a Montebelluna.

“Sono gia’ arrivati alcuni aerei e quindi noi abbiamo già in Libia, adesso, 6 medici”, ha detto. Attualmente è in fase di costituzione “un primo nucleo, quello che avrà triage, pronto soccorso, e possibilità di intervenire per le emergenze, con 12 posti letto pronti nei prossimi giorni. Poi ci siamo dati tempo 3 settimane per avere l’ospedale completo con 50 posti letto, le sale operatorie, la rianimazione”.

L’Operazione Ippocrate – nata su esplicita richiesta di Tripoli, formalizzata il 9 agosto con una lettera inviata dal primo ministro al Serraj al premier Renzi, prevede uno schieramento in Libia di circa 300 militari italiani. Un contingente composto da tre aliquote: una sanitaria, con 65 tra medici ed infermieri militari; quella logistica, composta da 135 uomini e quella di ‘force protection’, destinata cioè a garantire la sicurezza della struttura, formata da 100 parà della Folgore che agiranno su tre turni.

Gli italiani realizzeranno nell’area dell’aeroporto di Misurata un ospedale campo che a regime potrà dare ricovero a 50 pazienti. “Nella ricognizione effettuata in Libia avevamo visto che a Misurata c’era già un ospedale piuttosto efficiente, moderno, ma mancavano però dei medici specifici, delle professionalità. Quindi – ha spiegato Pinotti – abbiamo scelto le professionalità mancanti e le abbiamo inviate”. Ci sarà anche un aereo C 27-J con funzioni di evacuazione, se la situazione dovesse precipitare, mentre una nave del dispositivo ‘Mare Sicuro’ vigilerà al largo delle coste.

In ogni caso niente a che fare, come il ministro aveva detto martedì scorso in Parlamento, con una missione militare di tipo combat, i classici ‘boots on the ground’. “Il compito che ci siamo dati oggi nel mondo – ha detto Pinotti – non è di portare nuove aggressioni, ma di riportare stabilità dove questa stabilità è stata rotta. “Perchè abbiamo risposto di sì” ai libici? “Perche’ ci hanno chiesto di andare a curare persone che stanno per morire, e poi c’è un motivo, io credo, di gratitudine”, ha sottolineato il ministro, facendo riferimento all’impegno delle forze armate libiche nella lotta contro l’Isis, e ricordando che “a Sirte, l’Isis aveva fatto la propria roccaforte, si parlava di 5-6mila miliziani presenti.

La Libia è una nazione di fronte alle coste dell’Italia e c’era molta preoccupazione internazionale”. “Ippocrate” segue lo schema di un’altra missione militare in zona ad alto rischio: ‘Praesidium’ a Mosul, in Iraq, con 500 italiani schierati a protezione dei lavori di ristrutturazione della diga. Area a rischio per la vicinanza con i territori controllati dal Califfato. Così come a Misurata si combatte tra le milizie locali che appoggiano Serraj ed i jihadisti infiltrati. Nei mesi scorsi era stato confermato che alcune decine di italiani appartenenti a corpi speciali si trovavano in Libia con funzione di formazione ed addestramento. Ora l’impegno italiano fa un salto di qualità.