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Preti a luci rosse a Padova. Don Andrea Conti e don Roberto Cavanazza: ecco cosa facevano

Preti a luci rosse a Padova. Don Andrea Conti e don Roberto Cavanazza: ecco cosa facevano

Preti a luci rosse a Padova. Don Andrea Conti e don Roberto Cavanazza: ecco cosa facevano

PADOVA – Una canonica a luci rosse quella di don Andrea Contin nella parrocchia San Lazzaro di Padova. Giochi erotici, rapporti intimi in canonica, parrocchiane trattate come schiave sottomesse e preti come don Roberto Cavanazza che partecipavano ai festini organizzati. Don Contin è stato indagato per violenza privata e favoreggiamento della prostituzione, grazie al racconto della sua ex amante e alle prove trovate nella canonica, mentre don Cavanazza, padre spirituale di Belen Rodriguez, non ha avuto ripercussioni giudiziarie. Se il vescovo Cipolla ha detto di vergognarsi di loro, i fedeli restano sbigottiti nello scoprire i dettagli della vicenda. “Facevano ottime prediche”, questo il commento che risuona fuori dalla parrocchia.

Alberto Mattioli sul quotidiano La Stampa ripercorre lo scandalo a luci rosse che ha colpito la Chiesa di Padova, dove l’insospettabile prete ha dato vita ad una canonica all’insegna della perdizione. Tutto inizia quando una delle parrocchiane denuncia don Andrea Contin accusandolo di averla picchiata e costretta a prostituirsi:

“Don Contin nega le botte e la prostituzione, ma confessa la relazione con la signora e altre cinque donne. La perquisizione in canonica porta alla scoperta di un’attrezzatura pochissimo sacra: vibratori allineati in ordine di grandezza, fruste, catene, insomma un campionario di oggettistica fetish degno di un pornoshop (molto commentato in città un clamoroso stivalone bianco con tacco a spillo), più tanti video con acrobazie s******i, anche, come dire?, di produzione propria. Coperti da etichette con nomi di Papi, compreso un «Luciani II» che lascia particolarmente perplessi. L’inchiesta sembra la sceneggiatura di un film p***o. Don Contin avrebbe organizzato orge con trans, avrebbe messo annunci sui siti di incontri, avrebbe regalato alla sua amante-vittima un guinzaglio e una ciotola da animali, l’avrebbe costretta ad adescare i ragazzi dell’oratorio. E ci si limita solo ai dettagli riferibili”.

Diversi i preti coinvolti, tra cui don Cavazzana, guida spirituale della showgirl argentina, che ammette di aver partecipato ma non è indagato. Lo scandalo monta e le donne coinvolte aumentano, oltre al numero di sacerdoti. Il vescovo Claudio Cipolla attacca i giornali, ma ai fedeli legge una lettera in cui si chiede perdono e ammette “mi vergogno”:

“«Mi vergogno, e vorrei chiedere io stesso perdono per quelli che hanno attentato alla credibilità del nostro predicare». Poi ordina ai suoi preti di tacere e di «verificare» i loro comportamenti «soprattutto nel campo della vita affettiva, s******e e della gestione dei soldi»”.

Ma come hanno reagito i fedeli allo scandalo a luci rosse? C’è chi è divertito dalla vicenda e chi invece si dice scandalizzato e indignato:

“Davanti a San Lazzaro, chiesona di periferia fra dignitose villette e orride sopraelevate, un’anziana parrocchiana è indignata: «Tutte calunnie di voi giornalisti, don Contin è una bravissima persona, ci metterei la mano sul fuoco». L’aspirante Giovanna d’Arco sarà un po’ ottimista, ma al bar accanto confermano che il reverendo era popolare e benvoluto: «Molto colto, molto intelligente, faceva delle ottime prediche». Ancora più plebiscitario il consenso per Cavazzana. Il sindaco di Rovolon, Maria Elena Sinigaglia, dichiara al «Corriere del Veneto» che «don Roberto ha ben operato e i cittadini hanno manifestato soddisfazione e affetto nei suoi confronti». Qualche cittadina, ancora di più.

“uanto a Casa Michelino, l’addetto chiude la porta in faccia ai giornalisti. E al telefono una cortese segretaria promette che certo, sì, farà richiamare «ma, capirà, siamo tutti molto provati da questa storia». Al Pedrocchi un’elegante signora attovagliata per il tè è più filosofa: «Cosa vòle che sia, l’hanno sempre fatto. Ma senza dirlo». Eh, già. Viene in mente un vecchio adagio di una Chiesa forse più ipocrita ma certamente più prudente: nisi caste, saltem caute. Se non casto, almeno cauto”.

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