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A processo per Word craccato, condannato a 4 mesi di…

TORINO – Aveva sul computer una versione “craccata” del programma di scrittura Word di Microsoft: a processo. E’ quanto accaduto ad un imprenditore torinese del ramo della pubblicità.

La causa è stata sospesa con la “messa alla prova dell’imputato”: l’uomo ha dovuto prestare servizio per quattro mesi in un museo della città per dimostrare di essersi ravveduto. Solo in questo modo ha potuto chiudere una vicenda che, per un paio d’anni, ha impegnato forze dell’ordine, procura, tribunale, cancellerie, enti convenzionati e staff di educatori e psicologi.

Tutto era nato dopo che l’imprenditore aveva lasciato lo studio di pubblicità in cui lavorava per mettersi in proprio. Il suo ex socio lo aveva denunciato, sostenendo che si era impadronito di alcuni bozzetti e di vari documenti. Il suo legale, l’avvocato Fabio Ghiberti, dimostrò che il materiale era di proprietà dell’imprenditore e il pubblico ministero, Cesare Parodi, archiviò le accuse di furto e rivelazione di segreti. La polizia municipale, però, esaminando i computer trovò il programma Word non originale. 

Alla richiesta di mostrare la licenza, l’imprenditore ne presentò una che però non combaciava esattamente con i tempi. Da qui l’accusa di violazione della legge del 1941 sui diritti d’autore, punita con il carcere fino a tre anni.

 


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