Cronaca Italia

A12, assalto al portavalori: arrestato commando di 8, sono gli stessi dell’A14

A12, assalto al portavalori: arrestato commando di 8, sono gli stessi dell'A14

A12, assalto al portavalori: arrestato commando di 8, sono gli stessi dell’A14

PISA – Sono 168 i bossoli repertati dalla polizia scientifica nell’assalto ai furgoni portavalori avvenuto all’altezza di Fauglia (Pisa) lungo l’autostrada A12 il 30 settembre dello scorso anno. Un commando, quello assicurato alla giustizia grazie ad un’operazione coordinata delle Squadre Mobili di Firenze, Pisa, Ancona e Foggia, di 8 malviventi disposti a tutto pur di assicurarsi il colpo, come ha sottolineato il Procuratore di Pisa, Alessandro Crini. E che soprattutto, stavano preparando un nuovo agguato.

Si tratta di un gruppo criminale, composto tutto da pregiudicati di Cerignola. In manette sono finiti: Antonio Braschi, 39 anni; Cosimo Attila Cirulli, 27 anni; Pasquale Matera, 40 anni; Gennaro Lorusso, 39 anni; Damiano Carlucci, 46 anni; Pasquale Saracino, 42 anni; Giuseppe Stefanelli, 34 anni e Matteo Lagrasta, 43 anni.

Gli otto, secondo altre investigazioni, sarebbero coinvolti anche in un altro episodio simile avvenuto nel settembre del 2015 sull’autostrada A14 nei pressi di Ancona e probabilmente anche in quello avvenuto nell’ottobre 2016 sull’autostrada A27 a Treviso. Colpi, alcuni, andati a buon fine, altri invece non riusciti come quello lungo la A12. Nonostante i chiodi a quattro punte con cui era stata cosparsa l’autostrada, una grossa catena con la quale si era impedito l’accesso ad una galleria, le chiavi delle auto sequestrate agli ignari automobilisti che in quel momento si trovavano a passare di lì e i numerosi colpi di kalashnikov e fucile esplosi, i malviventi non avevano fatto i conti con gli avanzati sistemi anti-intrusione dei furgoni portavalori della Btv Mondialpol dotati di un sistema denominato “spuma block” che ha bloccato la sega flessibile utilizzata dai ladri per forzare la blindatura del tetto del furgone.

A quel punto agli otto non è rimasto altro che guadagnare la fuga e fare perdere le loro tracce. Poco distante dal luogo dove era stato commesso il colpo, i poliziotti hanno trovato un varco per uscire dall’autostrada oltre ad un furgone incendiato per cancellare ogni traccia, così come era stato fatto per le quattro auto rubate utilizzate per il colpo, tutte cosparse di polvere di estintore per cancellare le impronte.

Attraverso le immagini dei caselli autostradali, la Polizia ha ricostruito che il commando utilizzava per gli spostamenti di persone, armi ed altri materiali un grosso tir. In Toscana gli otto si avvalevano della collaborazione di due latitanti che avevano la loro base logistica a Tirrenia, sul litorale pisano.

Uno degli arrestati è stato identificato grazie alle impronte del pollice destro e del medio sinistro, trovate dalla scientifica sul biglietto autostradale usato per arrivare dalla Puglia a bordo di uno dei mezzi usati per l’assalto. Sempre secondo quanto emerso dalle indagini, i malviventi comunicavano tra loro con telefoni intestati a cittadini stranieri, che venivano usati esclusivamente per contattare i componenti del commando. In questo modo creavano un traffico telefonico protetto, impossibile da ricondurre agli effettivi utilizzatori.

A tradirli, la chiamata da parte di uno di loro verso un telefono pulito, ossia effettivamente in uso al suo intestatario. Un errore che ha permesso agli investigatori di rintracciare i numeri di cellulare di tutti i componenti del gruppo, e successivamente di arrivare alla loro identificazione. Fondamentali per le indagini anche le immagini girate dalle telecamere di sorveglianza e alcune testimonianze.

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