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Abbonamento treni: “Stop a quello Alta Velocità”. Pendolari: “Diritti violati”

ROMA – “Basta abbonamenti per l’Alta velocità”. Un esercito di almeno 12mila passeggeri hanno aperto un conto corrente per la raccolta fondi e registrato qualche giorno fa il primo comitato “pendolari veloci” all’Agenzia delle Entrate, presentando un esposto al Tar di Torino, città dove ha sede l’Authority dei Trasporti. Il motivo? “Non ci stiamo – dicono – a rischiare di vedere cancellati per sempre gli abbonamenti sulla Torino-Milano che Italo non ha più e Trenitalia potrebbe eliminare dal primo gennaio”.

Nuovo Trasporto Viaggiatori ha deciso, mantenendo al momento solo gli abbonamenti sulla Roma-Napoli e sulla Bologna-Milano. Trenitalia starebbe pensando di eliminarli dal 2017, ma il condizionale è d’obbligo. L’authority, guidata da Andrea Camanzi, ha fissato un regolamento dal titolo profetico: “Diritti minimi”. Quasi a sottolineare che anche loro, percepiti come utenti di serie A rispetto a chi frequenta i convogli regionali, hanno bisogno di tutele “minime” altrimenti inesistenti.

Come racconta Fabio Savelli per Il Corriere della Sera:

Stop agli abbonamenti sull’alta velocità. Non remunerativi. Persino improduttivi, perché sottraggono posti a chi è disposto a pagare un biglietto a prezzo pieno. Torino-Milano, Reggio Emilia-Milano, Bologna-Firenze, Roma-Napoli, Napoli-Salerno. I pendolari veloci rischiano di tramutarsi in panda in via di estinzione. Pagano cifre mensili comprese tra i 203 euro, per chi fa avanti e indietro tra Bologna e Verona, e i 417 della Bologna e Milano (tariffe Trenitalia, seconda classe). Quasi sempre meno del costo di una stanza in affitto.

«La questione ha cominciato a complicarsi un anno fa quando Trenitalia ha palesato la necessità della prenotazione obbligatoria del posto — racconta Leonardo Pellegrini, portavoce del comitato Torino-Milano — per questioni di sicurezza. Al momento l’ipotesi è però rimasta sulla carta, perché quasi mai c’è posto per tutti i 1.600 abbonati». Analoghe rimostranze, supportate da Federconsumatori, sono sorte un po’ dovunque. Sulla linea Venezia-Milano, ad esempio, stanno progressivamente sparendo i treni «Frecciabianca» per essere rimpiazzati dai «Frecciarossa», con una riduzione di tempo sì, ma con un aggravio di costi.


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