Partono dall’Italia alla volta dell’Ucraina in due, ritornano in tre con una bambina di venticinque giorni non registrata nei passaporti della coppia. Protagonisti due coniugi di Mogliano Veneto che, fermati dalla polizia all’aeroporto di Venezia, hanno infine ammesso di aver preso in affitto l’utero di una giovane di Kiev.
La neonata bionda è stata prima spacciata per figlia naturale della coppia, che ha sostenuto la gravidanza della donna durante il viaggio nell’ex repubblica sovietica, ma dopo la smentita del medico di famiglia non è rimasto che ammettere l’imbroglio, ora al vaglio di un’inchiesta della Procura veneziana. La bambina, secondo un atto notarile di un professionista ucraino, risulterebbe figlia di un patto sancito da un vero e proprio contratto tra l’uomo moglianese e una ragazza che ha prestato il proprio utero per l’impianto di un ovulo da lui fecondato. A tutti gli effetti, almeno la paternità è certa, ma ad essere sotto accusa è la procedura che, consentita in Ucraina, resta vietata in Italia secondo quanto previsto dalla legge n. 40 del 2004. Aveva pensato proprio a tutto la coppia veneta, che dopo essere entrata in contatto con un’agenzia della capitale ucraina specializzata nel reclutare giovani disposte ad affittare il proprio ventre a futuri genitori in difficoltà, dopo aver corrisposto una cifra considerevole, era arrivata fino all’Ambasciata italiana a Kiev.
Qui, spiegando di non essere in possesso dei documenti di espatrio della piccola appena nata, hanno ottenuto il rilascio della documentazione necessaria al rientro in patria. È bastato dichiarare che la bambina era nata durante il soggiorno in Ucraina. Poi il volo diretto all’aeroporto di Treviso, dirottato al Marco Polo di Tessera a causa della nebbia, dove quella bambina senza passaporto ha subito fatto partire le indagini.
*Scuola di Giornalismo Luiss
27 gennaio 2010 | 13:10 Letto 836 volte
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