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Airbnb, 25 proprietari indagati: “Affitti online violano norme antiterrorismo”

GENOVA – Gli affitti online violano le norme antiterrorismo. L’allarme viene da Genova, dove 25 proprietari di casa sono finiti indagati per “attività ricettiva irregolare”. Il guaio è che mettendo la propria casa vacanze in affitto sui principali siti di “alberghi fai da te”, come Airbnb, Booking e Homeway, non resta traccia del soggiorno di soggetti potenzialmente pericolosi. Il campanello è scattato quando i carabinieri hanno rintracciato due siriani, due egiziani e un libico in un appartamento sulle alture di Bogliasco.

Come riporta Il Secolo XIX:

La prima tranche d’indagine è stata condotta dai carabinieri di Pieve Ligure – coordinati dal luogotenente Antonio Sgrò – che hanno messo nel mirino 25 proprietari tra Nervi e Sori: non avevano comunicato alla questura o ai commissariati competenti chi alloggiava nella loro abitazioni. A finire nei guai sono stati imprenditori, liberi professionisti, casalinghe – età compresa fra i 45 e i 70 anni – che avevano deciso di far fruttare i propri immobili o le seconde case. E però al tempo stesso avevano violato le principali leggi in materia di sicurezza pubblica o antiterrorismo quando si decide di affittare una stanza o un alloggio. Esistono infatti regole precise, e spesso sconosciute, per chi decide di sponsorizzare su Internet la propria dimora.

«Non basta – sottolinea una qualificata fonte investigativa al Secolo XIX – semplicemente l’iscrizione al motore di ricerca per mettersi in regola». Oltre che chiedere al Comune di residenza l’autorizzazione oppure compilare la Scia, la segnalazione certificata di inizio attività (chi non lo fa rischia una multa fino a 2 mila euro) è necessario aggiornare quotidianamente la polizia su chi prende in affitto l’appartamento, anche per i soggiorni di una sola notte.

In che modo? Una volta c’erano le cosiddette “schede-alloggio”, che si consegnavano in caserma o in commissariato. Oggi occorre farsi autorizzare preventivamente dalla questura all’uso d’un software speciale, che permette di comunicare in via telematica e in tempo reale i dati e il relativo numero di documento delle persone ospitate.

Su questo punto la norma – fissata dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza – è ulteriormente precisa: «I proprietari o gestori di case e di appartamenti possono dare alloggio esclusivamente a persone munite della carta d’identità o di altro documento idoneo ad attestare l’identità». I carabinieri di Pieve Ligure hanno invece scoperto che nel levante genovese non lo faceva praticamente nessuno. Tutti i proprietari finiti nell’inchiesta di Arma e Procura rischiano, oltre alle maxi-multe, una condanna fino a tre mesi.