Cronaca Italia

Paolo Palmisani, pistola in mano e frasi di Gomorra sul profilo social

Alatri, la foto di Paolo Palmisani con la pistola in mano

Alatri, la foto di Paolo Palmisani con la pistola in mano

FROSINONE – Paolo Palmisani e Mario Castagnacci, i due fratellastri indagati per l’omicidio brutale di Emanuele Morganti, il 20enne di Alatri massacrato fuori dalla discoteca Mirò, alternavano sui loro profili social, rime hip hop minacciose, foto tratte da serie tv come Gomorra e Romanzo criminale e pose da pseudo gangstar di provincia.

In uno scatto pubblicato su Instagram, Palmisani appariva addirittura con una pistola in mano. Molti testimoni riferiscono di averlo visto più volte minacciare ragazzi con una spranga di metallo. La stessa che avrebbe tirato fuori dalla macchina per finire Emanuele.

La denuncia arriva in queste ora dalla pagina Facebook “Città di Alatri”, che sui social network continua la sua battaglia per fare piena luce sulla vicenda. In particolare, Paolo Palmisani posta i versi del brano di Nto e Lucariello che chiude le puntate del telefilm: “Nuje vulimme na speranz’ ‘e campa’ senza chesta ansia/quand tornano ra’ scol quand stann abbasci ‘o bar/’e mettn mman ‘e pistole e a droga e tutt’ ll’ati storie/atterran”e camion ch’e scorie e ce purtamm pur ‘e sciur”.

Drammatiche anche le testimonianze della sera maledetta: “Dietro la panchina era parcheggiata la Fiat Punto grigio scuro che so in uso a Paolo Palmisani, In quel frangente ho visto Paolo venire di corsa verso la sua auto. Proveniva dalla fontana che è al centro della piazza. A fianco a lui c’era la sua ragazza Michela. Ho visto Paolo che allontanava da sé la ragazza che non voleva fargli aprire lo sportello della macchina. Paolo gridava che doveva prendere la pistola e la ragazza cercava di fermarlo”. Poi ancora: “Paolo era sicuramente fuori di testa, forse aveva bevuto o forse aveva assunto stupefacenti. Devo dire che quando siamo stati insieme assumeva cocaina… Io ho osservato l’intera scena…”.

La testimonianza prosegue: “Lui ha aperto la portiera posteriore lato guida, quella che dava verso la panchina dove io ero seduta, essendo l’auto parcheggiata con il muso verso le scale di Porta San Benedetto. Ho visto che prendeva qualcosa dall’auto e poi ho visto in mano a lui un tubo metallico, mi è sembrato che fosse lo strumento che si usa per sbullonare le ruote, anche perché lo avevo già visto in altre occasioni prendere quell’aggeggio mentre litigava con qualcuno. Con quello strumento in mano l’ho visto tornare verso la parte alta della piazza…”.

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