Cronaca Italia

Alatri: Paolo Palmisani, auto bruciata a parente. Insulti a padre Mario Castagnacci

Alatri: Paolo Palmisani, auto bruciata a parente. Insulti a padre Mario Castagnacci

Alatri: Paolo Palmisani, auto bruciata a parente. Insulti a padre Mario Castagnacci

FROSINONE – Il papà di Mario Castagnacci, uno dei due ragazzi fermati dai carabinieri per l’omicidio di Emanuele Morganti, è stato aggredito verbalmente nella piazza centrale di Alatri, a pochi metri dal luogo del pestaggio dove ha perso la vita il 20enne di Tecchiena.

A placare gli animi sono stati i vigili urbani della cittadina. Sul posto sono arrivati anche i carabinieri. L’uomo stava recuperando l’auto parcheggiata in piazza, con cui poi si è allontanato. Il giorno prima invece l’auto di un parente dei fermati era stata data alle fiamme. Proprio per questo clima la famiglia di Paolo Palmisani, uno dei due fermati, ha lasciato Alatri.

Per il Procuratore capo di Frosinone, Giuseppe De Falco, a scatenare quei 15 interminabili minuti di violenza consumatisi nella notte tra venerdì e sabato nella piazza di Alatri forse è stata una volontà di controllo del territorio, la volontà di mostrare a tutti “chi comanda”. Una volontà annebbiata probabilmente da un mix di cocaina e alcol. E così un ragazzino “innocente e perbene” è diventato, complice un litigio in un locale con un ubriaco, preda di un branco assetato di violenza che, stando ad alcune testimonianze, si è persino armato di un manganello e una chiave inglese per colpirlo, inseguirlo, infierire senza pietà fino a finirlo con un pugno letale.

Un pugno, per gli investigatori sferrato da Castagnacci, che ha fatto crollare Emanuele in terra, sbattendo la testa contro un’auto. I due fratellastri sono i primi due identificati dai carabinieri come alcuni dei responsabili del pestaggio: in tutto restano sette indagati, compresi i buttafuori che, anziché sedare gli animi, secondo testimonianze a verbale, hanno preso parte alla rissa.

Emanuele, dopo la lite nel locale, è stato vittima di due pestaggi in due momenti differenti e alcuni suoi amici, in particolare uno, ha tentato di difenderlo. Inutilmente. I due sono in carcere, a Regina Coeli, con un’accusa pesantissima: omicidio volontario. E sono già bersaglio della voglia di vendetta che ad Alatri e Tecchiena , frazione rivale del centro del frusinate, si respira.

“Ora impiccateli in piazza”, tuona più di un utente Facebook sulla pagina che ricorda Emanuele. E ieri, 28 marzo, a Tecchiena un gruppo di amici della vittima ha cercato di stanare gli indagati a piede libero per “farsi giustizia” ma ne è nata una rissa con alcuni abitanti che li hanno fermati. Non tira un’aria buona. La famiglia di Palmisani ha lasciato il paese, l’auto di un parente dei fermati è stata bruciata. Così dall’omertà e la paura, che dalla sera del pestaggio rende le indagini difficili, si rischia di scivolare in una spirale di vendetta.

“Un congruo numero di persone ha assistito al pestaggio – ha detto il comandante provinciale de carabinieri di Frosinone Giuseppe Tuccio -. Chiediamo ai giovani di avere fiducia nelle forze dell’ordine, nelle istituzioni e di comunicarci tutti i fatti illeciti che possano servirci in questa indagine”.

Anche così si cerca di fermare chi ora per le strade di Alatri dice “esiste la giustizia sì ma anche i giustizieri”. Intanto la procura di Roma, entrata in scena dopo il fermo di Castagnacci e di Palmisani in un appartamento di Roma est, ha chiesto la convalida del fermo e l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per il pm Stefano Rocco Fava i due fermati sono “socialmente pericolosi” considerata la “loro sproporzionata iniziativa violenta”.

 

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