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Aldo Moro, avviato il processo di beatificazione

ROMA – La notizia è stata diffusa, in diretta da Radio Vaticana, dall’avvocato Nicola Giampaolo, promotore della causa di beatificazione di Aldo Moro: il “supplice libello sulla fama di santità”, il documento d’avvio della causa, è stato accolto dal tribunale della diocesi di Roma. La causa di beatificazione è iniziata quattro anni fa: era il settembre 2012. Secondo l’avvocato Nicola Giampaolo, ad appoggiare la causa, oltre alla primogenita di Moro, Maria Fida, c’è anche il giudice Ferdinando Imposimato, all’epoca giudice istruttore del processo Moro.

Come ricorda Antonio D’Anna di Italia Oggi, qualche mese fa la causa ha rischiato di arenarsi. «Colpa», si fa per dire, della Commissione d’inchiesta sul caso Moro guidata da Giuseppe Fioroni. Che nel marzo 2015 ha sentito l’arcivescovo Antonio Mennini, Nunzio apostolico (ambasciatore vaticano) a Londra e confessore di Moro, autorizzato da Papa Francesco a farsi interrogare. Tema dei quesiti: Mennini incontrò o no lo statista scudocrociato durante la sua prigionia nel 1978, per giunta confessandolo? La risposta fu lapidaria: «Io purtroppo non sono mai stato nella prigione di Aldo Moro, né ho confessato il presidente». Ma aggiunse: «La stessa signora Moro commentò con me che se ciò fosse davvero accaduto sarebbe avvenuto tramite un amico di questi mascalzoni». Un prete vicino ai Br? E chi? Polemiche a non finire e Giampaolo costretto a chiedere a tutti di calmare le acque temendo che la causa potesse subire uno stop.

Adesso c’è da capire su quale base si continuerà nel cammino di beatificazione. Le strade sono due. Aldo Moro potrà diventare Beato perché martire o per qualche miracolo a lui attribuito. Secondo Andrea Venezia, canonico della basilica di San Giovanni in Laterano “la sua fine fu anche la conclusione di una testimonianza ed è per questo che nel suo caso possiamo parlare di martirio”.

Nel secondo caso – scrive ancora Antonio D’Anna di Italia Oggi – “il miracolo potrebbe esserci. Sempre nel 2012 la Gazzetta del Mezzogiorno ricordò quanto accaduto a monsignor Francesco Colasuonno, tra il 1974 e il 1981 Delegato Apostolico in Mozambico. Quando attorno al 1980 la Nunziatura in cui risiedeva venne presa d’assalto da un gruppo di guerriglieri, egli si rinchiuse in una stanza nella quale c’era una foto di Moro e si mise a pregarlo, salvandosi. Da allora lo considera il suo Santo”.


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