Blitz quotidiano
powered by aruba

Alessandro Chini vittima uranio, moglie: “No risarcimento”

ROMA – Nessun risarcimento per Alessandro Chini, maresciallo dell’Aeronatica che dal 1999 soffre di una grave forma di leucemia dopo essere stato esposto all’uranio impoverito. La moglie Gianna Fasolato, che si prende cura dell’uomo ogni giorno, spiega che gli è stata corrisposta solo una indennità insufficiente a coprire i costi delle cure continue a cui Chini deve sottoporsi.

La moglie di Chini chiede ora attenzione dopo che il 20 maggio i giudici della Corte d’Appello di Roma hanno condannato il Ministero della Difesa a risarcire la famiglia di Salvatore Vacca, caporalmaggiore morto il 9 settembre 1999 a soli 23 anni di leucemia contratta dopo l’esposizione a munizioni all’uranio impoverito durante la missione in Bosnia. Secondo i giudici, il ministero della Difesa è responsabile di condotta omissiva per non aver protetto adeguatamente il militare.

Il sito Leggo spiega che la notizia della condanna da parte della Corte d’Appello di Roma ha riaperto i casi di tutti i militari che come Lucca hanno perso la vita e come Chini ancora oggi combattono, tra cure continue e una salute che non tornerà quella di prima:

“La notizia delle responsabilità riconosciute dalla Corte di Appello di Roma a carico del Ministero della Difesa, per i silenzi e le omissioni sui rischi dell’uranio, che condussero alla morte del sottufficiale Salvatore Vacca, morto a 23 anni nel 1999 per la stessa patologia, serve solo a confermare a Gianna Fasolato la verità in cui ha sempre creduto. Chi sapeva non ha parlato mentre decine di militari si ammalavano. Ora la sentenza romana potrebbe aprire nuovi sviluppi di una vicenda sulla quale da anni è calata una cortina di silenzio. «Ci è stata riconosciuta un’indennità – dice la donna – che permette a malapena di sostenere i costi delle cure».


TAG: ,

PER SAPERNE DI PIU'