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Alessandro Cozzi, conduttore tv a processo per l’omicidio del socio

MILANO – Si aprirà il prossimo 14 dicembre il processo a carico dell’ex conduttore tv Alessandro Cozzi, accusato di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione. Il processo riguarda l’omicidio dell’imprenditore Alfredo Cappelletti, ex socio di Cozzi, trovato morto il 13 settembre del 1998 con una coltellata al petto nel suo ufficio a Milano. Cozzi è già stato condannato per un altro omicidio, quello di Ettore Vitiello, avvenuto nel 2011: a lui Cozzi doveva 17mila euro.

Scrive il Messaggero:

Il rinvio a giudizio, che arriva dopo 18 anni dal “cold case” rimasto irrisolto, segue l’imputazione coatta disposta dal gip Franco Cantù Rajnoldi, che ha riscontrato «assordanti analogie» tra l’omicidio di Vitiello e la morte di Cappelletti, all’epoca archiviata come suicidio. Il gip, nel respingere la richiesta di archiviazione del pm Maurizio Ascione, tornato a indagare sul caso Cappelletti dopo la morte di Vitiello, ha ritenuto ci siano elementi «idonei a sostenere l’accusa in giudizio».

Quello di Cappelletti è rimasto un cold case per tanti anni, come spiega Il Corriere della Sera:

Le nuove indagini, tra cui una perizia sul dna dell’indagato, però, hanno portato elementi che il sostituto procuratore Ascione non ha ritenuto sufficienti per procedere contro Cozzi costringendolo a chiedere la terza archiviazione. Non la pensa così il gup che, come anticipato dal «Giornale», gli ha ordinato di chiedere il rinvio a giudizio perché ci sono «molteplici elementi fattuali, dichiarativi e logici» a carico di Cozzi che dimostrano una «evidente inconsistenza della tesi suicidaria».

Cappelletti, infatti, era reduce da una ischemia cerebrale e non aveva «ancora riacquistato la piena funzionalità degli arti superiori» tanto che si sottoponeva a sedute di riabilitazione, il che vuole dire che non aveva la forza necessaria per accoltellarsi. Anche il coltello ancora impugnato dal morto non quadra perché, se il povero Cappelletti si fosse davvero suicidato, è molto probabile che sarebbe stato trovato ancora conficcato nel suo petto oppure a terra. C’è poi colei che di lì a poco sarebbe diventata la sua nuova compagna a testimoniare che la vittima progettava di separarsi dalla moglie per «sentirsi libero di affrontare nuovi orizzonti» sentimentali.

Voleva chiudere i rapporti anche con Cozzi, il quale collaborava con la sua Innova Skills srl, ma che «lo stava tradendo» commettendo delle irregolarità contabili: aveva scoperto che il giornalista conduttore di programmi Rai aveva deviato soldi dalla Innova Skills srl a una propria società. Ci sono «assordanti analogie» con l’omicidio Vitiello, sostiene il giudice Cantù Rajnoldi. Una perizia psichiatrica dice che Cozzi, che è capace di intendere e volere, è un soggetto con «caratteristiche narcisistiche ed ossessivo-compulsive di personalità» che, «sentendosi frustrato, può reagire con rabbia ed irritazione, in particolar modo quando l’altro è percepito come un ostacolo alla realizzazione dei propri obiettivi». Così fu per Vitiello, così potrebbe essere stato anche per Cappelletti.


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