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Alessandro De Simoni morto per un pugno. Autopsia: “Non fu pestaggio”

ROMA – E’ stato un solo fatale pugno ad uccidere Alessandro De Simoni, il giovane finito in coma dopo una lite in strada a Ostia e poi deceduto. Non fu un pestaggio ma un pugno violento sulla bocca che lo ha mandato al tappeto, facendogli battere la nuca sul marciapiede o forse su un sasso. E’ quanto risulta dalle prime indiscrezioni sull’autopsia condotta sul cadavere del ventisettenne.

Simone Meddi, 25 anni ora accusato di omicidio volontario, ha agito a mani , senza tirapugni, e probabilmente, solo per una tragica fatalità, con quell’unico colpo ha causato la morte dell’amico con il quale era arrivato alle mani dopo un tentativo di chiarimento per questioni familiari.

A breve il medico legale de La Sapienza Dino Tancredi, nominato dalla procura, e il collega Luigi Cipolloni, nominato dalla difesa di Meddi, che hanno eseguito l’autopsia presso l’istituto di medicina legale de La Sapienza, presenteranno le rispettive conclusioni al pm titolare dell’inchiesta, Antonio Calaresu.

Il quotidiano il Messaggero anticipa indiscrezioni sull’autopsia condotta dal medico legale de La Sapienza Dino Tancredi, nominato dalla procura, e il collega Luigi Cipolloni, nominato dalla difesa di Meddi:

La frattura alla nuca e i segni di un unico colpo alla mandibola potrebbero quindi spingere l’autorità giudiziaria a riqualificare il reato in omicidio preterintenzionale. Così come era successo per il caso di Maricica Hahaianu la trentenne romena uccisa nel 2010 alla stazione Anagnina con un solo pugno sul viso sferrato da Alessio Burtone, poi condannato in primo grado a otto anni per omicidio preterintenzionale.

«Siamo moderatamente ottimisti», ha dichiarato il difensore di Meddi, l’avvocato Anna Maria Anselmi, «Il mio assistito ha detto la verità in sede di interrogatorio: non voleva uccidere. Purtroppo dalla lite è scaturita una tragedia». Nei prossimi giorni il legale presenterà ricorso ai giudici del Riesame per chiedere la revoca della misura cautelare in carcere per omicidio volontario. Per i familiari di Alessandro De Simoni quel colpo invece è stato sferrato proprio per far male, per uccidere, e dopo aver dato un appuntamento alla vittima.

«Quando sono andato via Alessandro parlava», ha raccontato durante l’interrogatorio Simone Meddi «Mi ha detto: rivediamoci qua tra un’ora. Mi sembra impossibile di aver fatto tanto male»