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Alex Boettcher e Martina Levato, figlio è adottabile. Vietati contatti con coppia acido

MILANO – Il figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher, la “coppia dell’acido”, è adottabile e non deve più avere rapporti con i genitori naturali. Lo ha stabilito il Tribunale per i minorenni di Milano, che ha dichiarato “lo stato di adottabilità” del bimbo nato il 15 agosto del 2015 dai due giovani condannati per due aggressioni con l’acido (rispettivamente 16 1 12 anni per Levato e 23 e 14 anni per Boettcher).

I giudici hanno anche stabilito la sospensione della responsabilità genitoriale di Levato e Boettcher e la “immediata sospensione” di ogni tipo di rapporto della coppia con il piccolo.

Martina Levato, attraverso il suo avvocato Laura Cossar, ha annunciato che presenterà ricorso in appello contro la sentenza del Tribunale per i minorenni di Milano. La difesa di Alexander Boettcher, invece, rappresentata dal legale Valeria Barbanti, valuterà dopo aver letto attentamente le motivazioni se presentare o meno impugnazione in secondo grado. Teoricamente, il procedimento potrebbe andare avanti fino in Cassazione, anche se la sentenza di adottabilità depositata oggi è esecutiva e il piccolo viene affidato da subito ad una famiglia adottiva. I giudici hanno escluso con la sentenza anche che il bambino potesse essere affidato ai nonni materni o alla nonna paterna.

Lo scorso 15 settembre Levato aveva chiesto ai giudici minorili di togliere la “patria potestà” al broker e suo ex compagno. Entrambi, in ogni caso, in base alla condanne di primo e secondo grado hanno al momento la potestà genitoriale sospesa.

Il pubblico ministero aveva invece sempre insistito per togliere la capacità genitoriale ai due. Una perizia, disposta dai giudici, avevano escluso la “capacità genitoriale” di Levato e Boettcher e anche quella “accuditiva” dei nonni materni e della nonna paterna. “Sono disposta a tutto pur di stare con mio figlio, aveva detto ai giudici Martina Levato. Sono pronta anche a trasferirmi all’Icam (l’Istituto di Custodia attenuata per le madri detenute, ndr) o al carcere di un’altra città”, aveva spiegato in udienza ai giudici la giovane.

Boettcher, invece, aveva chiesto che “mio figlio non stia con Martina all’Icam, perché me lo immagino libero e non in un posto che somiglia a un carcere e voglio che mio figlio stia con mia madre”.