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Alluvione Monterosso, giallo soldi raccolti Sky-Repubblica

La sottoscrizione raccolse 300mila euro. Ma secondo gli investigatori la scuola del piccolo borgo delle Cinque Terre a cui erano destinati non aveva subito gravi danni

MONTEROSSO (LA SPEZIA) – Alluvione nelle Cinque Terre del 2011, caccia ai soldi raccolti in una sottoscrizione da Sky e la Repubblica per riparare e mettere in sicurezza una scuola a Monterosso, meraviglioso borgo sul mare in provincia di La Spezia.

L’edificio in questione, spiega Marco Menduni sul Secolo XIX, è quello della scuola elementare e media Enrico Fermi. La televisione di Rupert Murdoch e il quotidiano romano avevano lanciato una raccolta fondi proprio all’indomani dell’alluvione che nell’ottobre del 2011 colpì il Levante ligure ed in particolare Monterosso, facendo tredici vittime.

Sulla gestione del dopo disastro è partita un’inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone. Tra le accuse, spiega Menduni sul Secolo XIX:

“costi gonfiati per i lavori dopo l’alluvione del 2011, false attestazioni per ridare subito il via libera al park multipiano, verbali redatti e aggiustati per garantire opere in realtà mai svolte. Promesse di lavori privati da scaricare poi sulle casse pubbliche della Regione, perché nel caos dei rimborsi nessuno si sarebbe accorto di nulla. Tutto mentre Monterosso curava le ferite della devastazione”.

Ma non finisce qui. Perché nel mirino degli investigatori sono finiti anche i soldi raccolti da Sky e Repubblica. A Menduni gli investigatori hanno detto di essere

«convinti che l’istituto avesse in realtà pochissimi danni e che i lavori svolti ammontino a cifre assai inferiori a quelle raccolte». Domanda: dove sono finiti quei soldi? «Appunto, è proprio quello che stiamo cercando di scoprire».

Su quella sottoscrizione il cronista del quotidiano ligure ha raccolto anche la testimonianza dell’ex sindaco di Monterosso, Angelo Betta, finito a sua volta nell’elenco degli indagati:

«La scuola era minacciata da un’enorme frana, e quei soldi ci sono serviti a rimetterla in sicurezza e a riaprirla. Erano trecentomila euro (in realtà, nel dettaglio, 330 mila, ndr) che ritengo siano stati utilizzati correttamente». Ma chi ha scelto le imprese e pagato i conti? «A questo hanno pensato i tecnici, la mia unica preoccupazione da sindaco è che Monterosso tutta ripartisse insieme alla sua economia». Betta respinge anche l’accusa di aver accettato la promessa di farsi realizzare una scala nella villa della suocera, abitata dalla figlia: «Quella scala non esiste, non è mai esistita, c’è solo un ponticello di tubi innocenti e tavole ormai marce realizzato in passato dalla protezione civile: non so proprio di cosa si parli».

Però, spiega Menduni,

“le accuse della Procura sono dettagliate e ora che questa tranche d’inchiesta è conclusa emerge la verità: ci sono faldoni di intercettazioni, ambientali e telefoniche, a corroborare le accuse”.

(Foto Lapresse)

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